Il terremoto finanziario che ha investito il Brasile dopo la rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva rischia di avere conseguenze ben oltre i confini sudamericani. L’indice Bovespa ha perso il 15,7%, mentre i rendimenti dei titoli di Stato brasiliani a dieci anni sono saliti al 15,4%, con un incremento di 261 punti base. La valuta locale si è fortemente indebolita anche nei confronti dell’euro, amplificando le perdite per gli investitori esteri. A preoccupare sono soprattutto le prospettive della finanza pubblica e il rischio che un aumento della spesa possa rendere più difficile la stabilizzazione del debito. La richiesta di rendimenti più elevati riflette il peggioramento della percezione del rischio sovrano.
Le conseguenze della crisi valutaria potrebbero emergere nei prossimi bilanci delle imprese italiane con attività significative in Brasile. Tim presenta un’esposizione particolarmente elevata, con circa il 30% dei ricavi riconducibile al mercato brasiliano, dove opera attraverso Tim Brasil. Pirelli realizza in Brasile oltre il 15% del fatturato, mentre le quote si attestano intorno al 9% per Stellantis, all’8% per Brembo, al 5% per Buzzi e al 4% per Enel. Il principale elemento di vulnerabilità è la conversione dei ricavi dalla valuta locale all’euro, che può penalizzare i risultati consolidati anche quando le attività industriali mantengono una buona redditività.
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La crisi brasiliana sfiora anche Piazza Affari
Tim, Pirelli, Enel, Stellantis, Brembo e Buzzi hanno attività importanti nel Paese sudamericano
