Le PMI hanno un ruolo centrale nel tessuto produttivo italiano: danno lavoro a quasi l’80% degli occupati italiani e generano circa il 40% del fatturato nazionale (dati Istat). Meno riconosciuto è, talvolta, il peso delle partecipazioni in queste aziende all’interno del patrimonio delle famiglie, anche quando le società non sono quotate in Borsa. Le sole partecipazioni in imprese non quotate valgono infatti quasi 2.000 miliardi di euro, una componente centrale della ricchezza finanziaria italiana.
Banca Generali, tra i maggiori player italiani della gestione patrimoniale, conosce bene questa realtà: quasi metà della ricchezza della sua clientela private fa capo a imprenditori, titolari di oltre 300 miliardi di euro di partecipazioni in più di 20mila imprese. È un punto d’osservazione privilegiato per capire come il futuro di un patrimonio si decida anche fuori dai mercati: in un’azienda da far crescere, nell’ingresso di un nuovo socio, nel passaggio alla generazione successiva.
«Quello che osserviamo è che per gli imprenditori italiani crescono complessità, responsabilità e incertezze, mentre ricchezza familiare e capitale d’impresa sono sempre più intrecciati. Da qui il valore attribuito a un interlocutore di fiducia capace di leggere insieme le esigenze dell’impresa e quelle della famiglia”, spiega Marco Bernardi, vicedirettore generale di Banca Generali.
La private bank punta ormai da anni su questo terreno per consolidare il proprio posizionamento come “banca dell’imprenditore”. «Il nostro modello prevede che il banker affianchi il cliente guardando a tutte le dimensioni del patrimonio, non solo a quella finanziaria. Grazie a una relazione di fiducia, spesso di lungo periodo, si possono accompagnare le scelte da cui dipende il futuro dell’azienda», prosegue Bernardi.

Marco Bernardi, vicedirettore generale di Banca Generali
Successione, governance, sviluppo internazionale e apertura del capitale diventano così parti di un unico percorso. Spetta al consulente ricondurre questi ambiti a una visione unitaria del patrimonio familiare e aziendale, attivando di volta in volta le professionalità necessarie. «In questo spazio i nostri private banker diventano registi: coordinano competenze specialistiche e accompagnano la famiglia imprenditoriale nelle scelte decisive per il suo futuro patrimoniale», osserva Bernardi.
Il disegno poggia sull’integrazione di diverse competenze nel gruppo. L’investment banking di Intermonte consente di dialogare con le realtà che si affacciano al mercato dei capitali; Generfid offre servizi fiduciari e di wealth planning; la piattaforma di wealth advisory mette in relazione banker e imprenditore con le competenze finanziarie, legali e tecniche dei migliori partner specializzati.
L’ultimo tassello di questa strategia è PMI2Change, iniziativa nata per creare un collegamento più stabile tra risparmio privato e crescita delle imprese. Il percorso è iniziato con Investlinx Intermonte Valore Italia, il primo ETF attivo che investe sulle PMI italiane quotate: la raccolta ha superato i 100 milioni in meno di tre mesi. Nei prossimi mesi, l’iniziativa estenderà l’attenzione alle imprese non quotate attraverso incontri sul territorio.
