L’età che avanza suscita nel cuore e nella mente di tanti italiani molto timore. Secondo quanto emerge da un recente sondaggio condotto dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali al vertice delle paure si colloca la perdita di autosufficienza (38,9%), seguita dalla perdita di autonomia (19,7%). La dimensione economica non è la principale fonte di ansia, ma il 77,5% degli over 50 teme che le proprie risorse possano non bastare nel lungo periodo. In altre parole, vivere più a lungo comporta anche una sfida finanziaria: servono risorse sufficienti per sostenere un periodo post-lavorativo sempre più lungo. È uno degli aspetti del cosiddetto longevity risk, che coinvolge sia la pianificazione individuale, sia la sostenibilità dei sistemi previdenziali e assistenziali. Un rischio che, però, può essere ridotto, come spiega Marina Maghelli del Cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe. «L’aumento della speranza di vita è sicuramente un bel traguardo, ma comporta anche il rischio reale di sopravvivere alle proprie risorse finanziarie. Se la fase post-lavorativa si allunga, cresce infatti la quantità di risorse necessaria per mantenere nel tempo un tenore di vita adeguato. La domanda da porsi fin da giovani è quindi: che tipo di vita vorrei avere quando sarò in pensione? Perché non conta solo vivere più a lungo, ma avere qualità, autonomia e serenità economica. Spesso, però, è una domanda che si tende a rimandare, perché da giovani si è concentrati su altri obiettivi, come casa, famiglia e spese quotidiane. A ciò si aggiunge la difficoltà di affrontare un tema emotivamente coinvolgente. Il problema, dunque, non è la longevità in sé, ma arrivare impreparati a una vita più lunga».

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia
Per ridurre il longevity risk è quindi importante occuparsi il prima possibile sia dell’aspetto previdenziale, sia di quello assicurativo, possibilmente fin dall’inizio della carriera lavorativa. «Affrontare il longevity risk significa innanzitutto ragionare sul lungo periodo. Uno degli strumenti utili è il fondo pensione che può affiancare la pensione pubblica con un reddito aggiuntivo. In questo caso il tempo gioca a favore di chi aderisce da giovane, permettendo di sfruttare i vantaggi dell’interesse composto, della tassazione agevolata e di un periodo di accumulo molto lungo. La gestione di tale rischio non dovrebbe però affidarsi a un solo strumento, ma inserirsi in una pianificazione più ampia che comprenda risparmio, investimenti e protezione assicurativa, con ad esempio polizze sulla salute e Long Term Care. In definitiva, la gestione del longevity risk significa trasformare il tempo da fattore di rischio in uno strumento di protezione, per vivere più a lungo con maggiore serenità finanziaria».
