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Ecco chi paga le tasse. Il 30,22% dei contribuenti versa il 78,67% dell’Irpef
Di Franco Saro |
Pubblicato il 6 Ottobre 2026
Solo 34 milioni di cittadini hanno versato almeno un euro di imposta sulle persone fisiche. Gli altri non hanno dichiarato alcun reddito o non dovevano versare nulla

Il fisco italiano continua a mostrare una forte concentrazione del prelievo su una parte limitata dei contribuenti. Questo dato emerge dall’ultimo Osservatorio di Itinerari Previdenziali, presentato al Cnel nel corso delle celebrazioni per l’80° anniversario di Cida, la Confederazione dirigenti e alte professionalità. Nel 2024 i redditi prodotti e dichiarati nel 2025 ai fini Irpef sono ammontati a 1.076 miliardi di euro, per un gettito di 216,24 miliardi. I dichiaranti sono stati 42.837.963, mentre 34.105.072 sono stati i soggetti che hanno effettivamente versato almeno un euro di Irpef.

Le dichiarazioni

La distribuzione per fasce di reddito mostra che gli italiani con redditi fino a 29mila euro rappresentano il 69,78% del totale e pagano il 21,33% dell’Irpef, pari a 46 miliardi. Chi dichiara dai 35mila euro in su, invece, rappresenta il 18,78% e paga il 65% dell’imposta; considerando anche la fascia tra 29mila e 35mila euro, il 30,22% dei contribuenti corrisponde il 78,67% dell’Irpef.
Sul versante opposto, il documento indica in circa 24,8 milioni gli italiani che non dichiarano redditi, corrispondendo poco o nulla delle imposte dirette necessarie anche al finanziamento del welfare. Stefano Cuzzilla, presidente Cida, osserva: «La redistribuzione senza reciprocità rischia di diventare la grande asimmetria italiana. Abbiamo universalizzato le prestazioni, ma non la responsabilità di finanziarle. Oggi meno del 19% dei contribuenti sostiene da solo quasi due terzi dell’intera Irpef. A questa forte concentrazione del prelievo si accompagna un altro paradosso: in sedici anni la spesa assistenziale è più che raddoppiata, passando da 73 a oltre 180 miliardi, senza una corrispondente riduzione della povertà».

Le fasce alte

A dichiarare più di 300mila euro lordi l’anno sono 58.700 cittadini, che versano il 6,49% dell’Irpef, pari a 14,03 miliardi. Tra 200mila e 300mila euro si collocano 89.558 persone, mentre tra 100mila e 200mila euro i contribuenti sono 597.357. Complessivamente i tre scaglioni raccolgono 745.615 contribuenti e pagano il 22,25% dell’Irpef. Nella fascia tra 55mila e 100mila euro si contano 1,9 milioni di contribuenti, che versano 39,75 miliardi di Irpef con un importo medio di 20.634 euro; tra 35mila e 55mila euro i dichiaranti sono 5,33 milioni e pagano 52,6 miliardi, con un versamento medio di 9.815 euro.

Sanità e assistenza

Nel 2024, rileva il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, sono occorsi 138,33 miliardi per la spesa sanitaria, 180,5 miliardi per l’assistenza sociale e altri 13,5 miliardi per il welfare degli enti locali. Per finanziare queste tre funzioni, che in assenza di contributi di scopo gravano sulla fiscalità generale, secondo l’Osservatorio è stato necessario utilizzare sostanzialmente tutte le imposte dirette, pari a 325,27 miliardi, e almeno altri 7 miliardi.
Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, lega le cifre emerse dalle dichiarazioni dei redditi ai consumi degli italiani. «Sono numeri più vicini a quelli di un Paese povero che di uno Stato membro del G7, e che parrebbero oltretutto poco veritieri se relazionati alle abitudini di spesa degli italiani» ha spiegato. «Nel 2025» ha aggiunto portando un esempio «la raccolta del gioco d’azzardo è ammontata a 165,3 miliardi, con entrate erariali pari a 11,4 miliardi; se si tiene conto anche del gioco illegale, i nostri concittadini (bambini compresi) hanno speso circa 3.144 euro a testa, una cifra che vale più dell’imposta media versata da gran parte dei contribuenti italiani».