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Il boom di guadagni delle Big Tech è frutto di plusvalenze su altre aziende tecnologiche
Di Franco Saro |
Pubblicato il 29 Settembre 2026
L’aumento straordinario degli utili non nasce dalla vendita di servizi cloud, software o chip, ma dagli aumenti potenziali di valore degli investimenti in società dell’ecosistema dell’intelligenza artificiale

La corsa all’intelligenza artificiale non sta trasformando soltanto prodotti, data center e modelli di business. Sta modificando anche la fotografia dei bilanci della Silicon Valley. Nell’ultimo trimestre Alphabet, Amazon, Nvidia e Microsoft hanno beneficiato complessivamente di oltre 160 miliardi di dollari di incrementi agli utili ante imposte legati in larga parte alla rivalutazione delle partecipazioni detenute in altre società tecnologiche. Un fenomeno che riaccende il dibattito sulla qualità dei profitti generati dal boom dell’IA.
Secondo un’analisi del Financial Times, una parte eccezionalmente rilevante dei risultati delle Big Tech non nasce direttamente dalla vendita di servizi cloud, software o chip, ma dagli aumenti di valore degli investimenti effettuati in società dell’ecosistema dell’intelligenza artificiale. Queste plusvalenze, spesso ancora non realizzate, vengono contabilizzate nelle voci relative agli “altri proventi” e possono quindi far crescere sensibilmente l’utile dichiarato senza produrre allo stesso tempo un equivalente flusso di cassa operativo.

L’effetto sui conti di Alphabet e Amazon

Il meccanismo è particolarmente evidente nel caso di Alphabet: nel secondo trimestre 2026 la società ha registrato un utile netto record di 112,11 miliardi di dollari, segnando una crescita esponenziale rispetto ai 28,2 miliardi di dollari dello stesso periodo del 2025, ma 97,98 miliardi di dollari erano “other income”, contro appena 2,66 miliardi nello stesso periodo dell’anno precedente, soprattutto grazie a guadagni non realizzati sulle partecipazioni azionarie. Se escludiamo le plusvalenza sulla carta, l’utile netto di Alphabet nel secondo trimestre è sceso da 25,94 a 14,13 miliardi.
Come Alphabet, Amazon nel secondo trimestre del 2026 ha registrato un utile netto record di 62,65 miliardi di dollari, segnando una crescita del 245% rispetto ai 18,2 miliardi di dollari registrati nello stesso trimestre del 2025. Ed esattamente come accaduto per Alphabet, questo incremento straordinario dell’utile netto è dovuto in massima parte a proventi non operativi straordinari ante imposte per 53,4 miliardi di dollari, derivanti principalmente dalla rivalutazione contabile degli investimenti nella startup di intelligenza artificiale Anthropic

Il circuito finanziario dell’intelligenza artificiale

Il punto sollevato dagli analisti riguarda la crescente interdipendenza tra i protagonisti del settore. Le grandi piattaforme investono miliardi nelle società che sviluppano modelli di IA, queste ultime acquistano enormi quantità di capacità cloud e semiconduttori e nuove raccolte di capitale possono, a loro volta, aumentare la valutazione delle partecipazioni detenute dalle stesse Big Tech. Il risultato è un sistema nel quale investimenti, ricavi e rivalutazioni finiscono per alimentarsi reciprocamente, rendendo più complesso distinguere la crescita operativa dai guadagni finanziari.
Il nodo non è stabilire se questi guadagni siano contabilmente legittimi, ma quanto siano replicabili nel tempo. Le rivalutazioni possono sostenere fortemente gli utili quando le valutazioni delle società partecipate salgono, ma possono anche ridursi o invertirsi se il mercato cambia direzione.
Proprio per questo gli investitori stanno osservando con maggiore attenzione la distanza tra profitti operativi e plusvalenze finanziarie, mentre Wall Street cerca di capire quanto della crescita attribuita all’IA dipenda dalla domanda effettiva e quanto invece dall’aumento delle valutazioni all’interno dello stesso ecosistema tecnologico.