Le Assicurazioni Generali sono la magnifica preda del mercato finanziario italiano, ma per gestirle bene non basta scalarle in Borsa: bisogna avere il consenso dei loro agenti, che fanno quadrato attorno alla casa madre e al suo management. È il metamessaggio – non formalizzato, eppure chiarissimo – emerso dalla 97ª assemblea nazionale di Anagina, la più grande associazione di agenti assicurativi italiani: 220 grandi agenzie organizzate in forma d’impresa, con oltre 12mila risorse.
«Anagina rappresenta oggi, per delega dei suoi soci e in proprio, oltre 2 milioni di titoli Generali, per circa 90 milioni di euro investiti»: è la notizia data il 19 settembre dal presidente Davide Nicolao ai circa 500 convenuti alla Fondazione Mast di Bologna. «Abbiamo infatti aggiunto al milione di titoli acquistati a suo tempo come associazione la rappresentanza di circa altrettante azioni di proprietà dei nostri soci, che ci hanno dato delega. E riteniamo che costituire la rete distributiva delle Generali ed essere divenuti contemporaneamente anche azionisti della società faccia cambiare un po’ il ruolo e l’immagine di noi agenti nel rapporto con il management del gruppo». Il motto: “Custodi del valore – preservare l’identità, guidare la crescita”.
I duellanti del risiko sono dunque avvisati: chiunque prevalga nella gara tra le offerte sappia che il gruppo triestino, che custodisce e gestisce mille miliardi di risparmi, non può che essere gestito in accordo con i suoi agenti, non contro di essi. «Abbiamo ritenuto» ha precisato Nicolao «di non poterci esimere da una testimonianza di presenza e coesione, diventando soci della compagnia. Crediamo che la crescita della compagnia coincida con quella della sua rete agenziale e riteniamo naturale esserne protagonisti, non solo come imprenditori assicurativi».
Anche con il boom dell’IA, del resto, gli agenti resteranno centrali: a essa andranno analisi dei dati e prospect, le energie liberate alla relazione con il cliente. L’assemblea ha celebrato anche un nuovo accordo con Banca Generali, controllata del gruppo triestino: dopo i test del 2024 e 2025, fino a 80 agenzie coinvolte, l’intesa è stata estesa a circa 2mila agenzie, che distribuiscono prodotti bancari come i conti correnti; si valuta anche l’apertura di “corner” della banca in alcune agenzie.
Gli agenti Anagina intermediano circa 4,5 miliardi di premi l’anno e gestiscono circa 23 miliardi di patrimoni, pari a circa il 40% del portafoglio di Generali Italia e al 7% del mercato assicurativo delle reti. «Voi gestite una parte importantissima della ricchezza del Paese», ha detto il vicedirettore generale di Banca Generali, Andrea Ragaini: e dunque il conto corrente «è solo il punto d’ingresso» a una sinergia tra servizi assicurativi e bancari».
Nel corso dell’assemblea l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli ha intervistato Ernesto Galli della Loggia, Walter Veltroni e il ceo di Generali Italia, Giancarlo Fancel, per il quale gli agenti aiutano persone, famiglie e imprese «a mettere ordine nell’incertezza»: la crescita del gruppo è nata dai piani triennali, con innovazione in sanità, cybersecurity e polizze catastrofali, ma «la differenza la fanno le persone» sul territorio. Tra i temi toccati: long term care, coperture sanitarie private, rischi climatici, welfare e previdenza sotto pressione per il calo demografico (355mila nati nel 2025). Ha chiuso l’evento la relazione di David Sabatini, responsabile Mercato dei capitali dell’Abi.
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Gli agenti delle Assicurazioni Generali fanno quadrato intorno alla compagnia
L’associazione che li riunisce ha la delega su due milioni di titoli del Leone di Trieste, mentre i suoi soci intermediano 4,5 miliardi di premi l’anno e gestiscono 23 miliardi di patrimoni, pari a circa il 40% del portafoglio italiano
