Il mercato obbligazionario è tornato al centro dell’attenzione. Dopo anni nei quali ottenere rendimenti significativi dai titoli governativi era diventato difficile, la risalita dei tassi e delle aspettative d’inflazione ha modificato rapidamente lo scenario. Btp, Treasury e Bund hanno rendimenti molto più elevati, mentre i prezzi dei titoli già in circolazione hanno subito correzioni anche rilevanti. Negli Stati Uniti il movimento è particolarmente evidente. Il rendimento del Treasury decennale ha oltrepassato la soglia psicologica del 5%, superata stabilmente solo in poche occasioni negli ultimi decenni. Il Bund tedesco a dieci anni ha raggiunto il 3,50%, il massimo dal 2011, il decennale francese ha toccato il 4,5%, allo stesso livello del Btp decennale italiano.
Il fenomeno è ancora più visibile osservando alcune emissioni italiane di lunghissima durata. Il Btp 1,70% settembre 2051, quota circa 54 euro: poco più della metà del valore nominale che sarà rimborsato alla scadenza. Borsa Italiana indica un rendimento effettivo lordo a scadenza del 4,92% e un rendimento netto del 4,60%, con una duration modificata pari a 17,53.
Salgono i rendimenti e scendono i prezzi: questo è il meccanismo tipico del mercato obbligazionario. Quando i nuovi titoli vengono emessi con rendimenti più elevati, le vecchie obbligazioni con cedole inferiori diventano meno competitive e il loro prezzo di mercato tende a diminuire fino a riallineare il rendimento. L’effetto è generalmente più forte quanto maggiore è la durata residua del titolo: per questo un’obbligazione trentennale può registrare movimenti di prezzo molto più ampi rispetto a un titolo con scadenza a tre o cinque anni.
ARTICOLI
Bond, i prezzi calano e salgono i rendimenti
Di Cristina Giua |
Pubblicato il 22 Settembre 2026
