Seleziona una pagina

ARTICOLI

Quando il patrimonio cambia dimensione: da dove si comincia
Di Nicolò Di Giacomo |
Pubblicato il 22 Settembre 2026
Accade non solo per le per vincite milionarie, ma anche per i passaggi generazionali e la vendita di attività. Nicolò Di Giacomo, Head of Family Office di Banor, spiega che quando crescono le disponibilità finanziare bisogna innanzitutto avere metodo

La vincita record al SuperEnalotto in provincia di Lecco accende i riflettori su un caso eccezionale, ma pone una domanda che riguarda molte famiglie: che cosa succede quando il patrimonio cambia dimensione più velocemente del tempo necessario per farsi l’esperienza con cui governarlo?
Oltre 223 milioni di euro arrivati con una schedina da cinque euro. Una somma che porta con sé una domanda inevitabile: da dove si comincia? Per Nicolò Di Giacomo, Head of Family Office di Banor, la prima risposta non riguarda, sorprendentemente, gli investimenti. «Una vincita è un caso estremo, ma situazioni simili si verificano anche quando un imprenditore vende la propria azienda, arriva un’eredità importante o il patrimonio passa da una generazione all’altra. In questi momenti la prima esigenza è costruire un metodo per prendere decisioni consapevoli».
Un tema che Di Giacomo aveva già affrontato a Lecco, al Family Business Forum 2024, parlando di tutela e trasmissione del patrimonio familiare.
L’istinto, davanti a una grande disponibilità di capitale, porta a muoversi subito: acquistare immobili, investire sui mercati, valutare nuove opportunità. Ma velocità e qualità delle decisioni non vanno a braccetto. «Prima di parlare di asset allocation occorre fare ordine: chiarire gli obiettivi, distinguere le esigenze immediate da quelle di lungo periodo e capire quali risorse preservare per il futuro. Solo dopo si scelgono gli strumenti più adatti».
Il tempo diventa così una risorsa preziosa. Serve a distinguere ciò che è davvero importante e, soprattutto, a rispondere a una domanda essenziale: a che cosa deve servire questo patrimonio?
Con la crescita della ricchezza aumentano anche le possibilità di impiego e gli interlocutori coinvolti. Banche, gestori, commercialisti e avvocati osservano il patrimonio da prospettive differenti: il punto non è scegliere chi escludere, ma fare in modo che competenze diverse lavorino nella stessa direzione, quella definita dalla famiglia. «Il Family Office svolge una funzione di regia: mantiene la visione d’insieme, fa da filtro e riporta ogni proposta agli obiettivi della famiglia. L’indipendenza e la trasparenza sono valori essenziali proprio perché consentono di valutare le diverse soluzioni nel solo interesse del cliente, mettendone a confronto opportunità, rischi e costi».

 

Nicolò Di Giacomo, Head of Family Office di Banor

 

Governare un grande patrimonio, infatti, significa dunque sapere a chi affidarsi, cosa delegare e quali decisioni devono restare in capo alla famiglia. «Delegare non vuol dire disinteressarsi. Vuol dire avere abbastanza consapevolezza per porre le domande corrette al giusto interlocutore e valutare le risposte. Bisogna diventare committenti consapevoli».
È un tema particolarmente rilevante anche per le famiglie imprenditoriali. La competenza costruita in anni di impresa non si trasferisce automaticamente alla gestione di un patrimonio liquido, soprattutto nei momenti di discontinuità, come una vendita o un passaggio generazionale. «Il nostro compito è aiutare le famiglie ad adottare un approccio strutturato: costruire scenari, coordinare le competenze e rendere più solide le decisioni. Non decidere al posto loro, ma metterle nelle condizioni di decidere meglio».
La vincita al SuperEnalotto rappresenta un evento eccezionale, ma rende evidente una regola molto più generale: ricevere un grande patrimonio non significa ricevere automaticamente anche gli strumenti per governarlo.