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La Lombardia è la regina dei conti correnti
Di Franco Saronno |
Pubblicato il 8 Settembre 2026
Tra le città, Bolzano è in testa con una media di circa 30.400 euro per residente, davanti a Milano con 27.900 euro e Piacenza con 26.800. Segue Sondrio, con circa 26mila euro

Gli italiani continuano a tenere una quota consistente della propria ricchezza liquida sul conto corrente, ma la geografia del risparmio mostra un Paese tutt’altro che uniforme. Al 31 maggio 2026 le famiglie avevano depositato complessivamente 1.163 miliardi di euro, secondo l’elaborazione Adusbef sui dati della Banca d’Italia. A dominare in valore assoluto è la Lombardia, mentre guardando alla disponibilità media per abitante la vetta si sposta a Bolzano. Una fotografia che racconta non soltanto capacità di accumulo, ma anche forti differenze territoriali e una crescente propensione alla prudenza.

Lombardia davanti a tutti, Lazio e Veneto inseguono

Con quasi 239 miliardi di euro sui conti correnti, la Lombardia concentra da sola circa un quinto dell’intera liquidità bancaria delle famiglie italiane. Molto più staccato il Lazio, secondo con 122 miliardi, mentre il Veneto occupa il terzo posto con circa 105 miliardi. All’altra estremità della graduatoria si trova la Valle d’Aosta, con circa 2,8 miliardi: numeri che riflettono anche le differenze di popolazione, struttura produttiva e capacità reddituale tra le diverse regioni.

Bolzano regina pro capite, Milano al secondo posto

La classifica cambia quando i depositi vengono rapportati al numero degli abitanti. In testa sale Bolzano, dove la media raggiunge circa 30.400 euro per residente, davanti a Milano con 27.900 euro e Piacenza con 26.800. Seguono Sondrio, con circa 26mila euro, e Belluno, a quota 25.650. Sul fondo si trova invece Crotone con 9.679 euro per abitante, preceduta da Sassari con 9.741 euro e Nuoro con circa 10.600: un divario di oltre tre volte tra gli estremi della graduatoria.

In dieci anni 257 miliardi in più, ma pesa l’inflazione

Rispetto ai circa 906 miliardi registrati nel maggio 2016, la liquidità sui conti è aumentata nominalmente di 257 miliardi, pari al 28,3%, fino agli attuali 1.163 miliardi. La crescita reale è però molto più contenuta: nello stesso arco di tempo l’inflazione cumulata indicata da Adusbef è stata del 23,6%, facendo scendere l’incremento della ricchezza depositata al 4,7% secondo il calcolo dell’associazione. Tra le regioni l’aumento nominale maggiore è quello del Trentino-Alto Adige, +43,2%, seguito da Sardegna (+42,7%) e Friuli-Venezia Giulia (+39,7%).

Più soldi fermi in banca, ma non significa più benessere

L’accumulo di liquidità non può essere letto automaticamente come un aumento generalizzato del tenore di vita. Secondo Adusbef, dietro la crescita dei depositi c’è anche un comportamento più prudente delle famiglie, che in una fase di incertezza preferiscono mantenere una quota maggiore di risorse immediatamente disponibile, rinviando consumi o investimenti. A questo si aggiunge il tema dei costi dei conti: la spesa media di gestione è salita del 23% in dieci anni, da 82,2 a 101,1 euro, con le componenti variabili cresciute del 34,2%.