Nel nostro Paese, a fronte di una platea totale costituita da 28,2 milioni di over 50, gli ultra 65enni sono circa 14,3 milioni e rappresentano il 24,3% della popolazione: una percentuale destinata a salire, secondo le proiezioni Istat, al 30% nel 2035 e fino al 34,5% nel 2050, quando più di un italiano su 3 avrà un’età superiore ai 65 anni.
I consumi di questo target rappresentano quella che viene definita Longevity Economy (o anche Silver Economy): un ecosistema di servizi e prodotti pensati per la terza età che, in Italia, ha un valore stimato di circa 715 miliardi di euro. Di conseguenza, l’invecchiamento della popolazione non rappresenta solo una sfida per i sistemi previdenziali pubblici, ma anche un’opportunità d’investimento, come spiega Marina Maghelli del cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe. «A differenza di molti altri trend tematici, la longevità presenta una caratteristica fondamentale: è un fenomeno altamente prevedibile e, almeno nel breve periodo, irreversibile. Non si tratta semplicemente di vivere più a lungo, ma di vivere meglio, trovando risposte a bisogni sempre più rilevanti come salute, prevenzione, autonomia finanziaria e qualità della vita. Parliamo quindi di una trasformazione destinata ad avere effetti concreti sull’economia reale. La crescita della Longevity Economy è sostenuta da dinamiche demografiche ormai evidenti, ma sarebbe sbagliato considerarla come un singolo settore. È piuttosto un tema trasversale, che coinvolge filiere molto diverse: dalla farmaceutica alla diagnostica avanzata, dall’assistenza ai servizi abitativi, fino ai viaggi e al turismo del benessere».

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia
Anche il mondo degli investimenti guarda da tempo a questa evoluzione. Sul mercato sono già disponibili fondi comuni ed ETF legati alla longevità, ma si tratta di strumenti molto differenti tra loro per composizione, aree geografiche, settori coinvolti e profilo di rischio e rendimento. «Per questo non basta scegliere un prodotto che richiami il tema: è necessario comprenderne realmente la strategia e valutarne la coerenza con i propri obiettivi e profilo di rischio. L’investimento su un tema specifico solitamente spinge a cercare strumenti che recano una determinata “etichetta”, ma le opportunità di investimento possono essere molto più ampie. Due fondi dedicati allo stesso tema possono infatti differire profondamente per composizione settoriale, aree geografiche, volatilità e strategia di gestione. È quindi importante fare delle valutazioni ex ante evitando di affidarsi solo alle etichette commerciali e avere a disposizione dati più precisi sugli strumenti che si vorrebbero utilizzare, affinché possano essere inseriti in modo coerente con la propria pianificazione finanziaria».
