La riforma della previdenza complementare è entrata nella fase decisiva: quella dell’attuazione. Dopo il via dal 1° luglio, le novità della Legge di Bilancio 2026 devono ora tradursi in procedure, moduli, informative, linee di investimento e prestazioni comprensibili per lavoratori, imprese e fondi pensione.
È stato questo il tema al centro del dialogo dal titolo “Una riforma in movimento. Istruzioni per l’uso”, che in occasione dell’evento di Assogestioni sulla previdenza complementare “Dare forma al futuro, costruire fiducia” ha messo a confronto Arianna Immacolato, direttore Fisco e Previdenza di Assogestioni, e Lucia Anselmi, direttore generale della Covip. Il punto di partenza è chiaro: molti lavoratori sanno che la pensione pubblica non basterà, ma rinviano ancora il secondo pilastro perché lo percepiscono come complesso. Per questo, ha ricordato Immacolato, serve aiutare le persone «a compiere scelte informate e coerenti con i propri obiettivi di vita».
La novità più rilevante riguarda l’adesione automatica dei neoassunti del settore privato. Non si tratta del vecchio conferimento tacito del Tfr dopo sei mesi. «Siamo davanti a una situazione assolutamente differente», ha spiegato Anselmi: «dal momento dell’assunzione il lavoratore è iscritto a un fondo pensione e ha 60 giorni di tempo per rinunciare». Se non lo fa, l’adesione produce effetti dall’assunzione e il datore versa dal 61° giorno il Tfr maturato.
Un altro capitolo riguarda le linee di investimento. La riforma supera la vecchia opzione di default della linea garantita e guarda a soluzioni più coerenti con l’orizzonte lungo, come percorsi lifecycle o target date, in cui il rischio si riduce nel tempo. Covip ha però scelto un approccio graduale: la riforma parte, ma fondi e operatori avranno una fase di transizione per adeguarsi. «Non vogliamo ammorbidire la riforma», ha chiarito Anselmi, ma accompagnare il settore «nei momenti di trasformazione».
Più complesso il tema delle prestazioni, tra rendite a durata definita e prelievi frazionati. Anche qui la linea è pragmatica: la riforma amplia le opzioni a disposizione dei lavoratori, ma l’offerta di soluzioni pienamente strutturate richiederà tempo, processi e una fase di transizione per i fondi.

Arianna Immacolato, direttore Fisco e Previdenza di Assogestioni
Il messaggio, a pochi giorni dall’avvio, è duplice. La riforma è partita e punta a rendere la previdenza complementare una scelta più naturale fin dall’inizio della vita lavorativa. Ma perché funzioni serviranno istruzioni semplici, dialogo tra istituzioni e industria e una comunicazione capace di trasformare una norma in decisione consapevole. Come ha sintetizzato Immacolato, «disporre di punti di riferimento è fondamentale perché la riforma possa dare i risultati sperati».
