Negli ultimi 12 mesi è salito del 135%, mentre dal primo gennaio ha segnato una performance del 62%. Sono le performance del l’indice PHLX Semiconductor (noto anche come Philadelphia Semiconductor Index), il principale punto di riferimento globale per le aziende del settore dei semiconduttori che include i 30 maggiori titoli attivi nella progettazione, produzione e vendita di chip. Stiamo parlando di aziende di produzione come Nvidia o Advanced Micro Devices, o Fornitori di macchinari e tecnologie Asml Holding che hanno corso moltissimo nell’ultimo periodo, ma sono state capaci di perdere in un solo giorno quote vicine al 10%. Questo è quello che è successo, ma su quello che succederà al settore i pareri degli esperti non sono univoci. Angelo Meda, Responsabile Azionario di Banor spiega con un’analogia la sua visone ottimistica: «I semiconduttori sono stati come l’asfalto nelle ore più calde del pomeriggio. Si sono surriscaldati a tal punto che qualcuno ha pensato fosse il caso di rallentare prima di sciogliere anche le scarpe. Dopo un primo semestre straordinario, alimentato dalla corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale, il comparto dei chip ha vissuto alcune sedute di prese di profitto anche piuttosto violente. Del resto, quando un settore corre quasi senza fermarsi per mesi, basta un soffio d’aria, o un dubbio sulle valutazioni, per convincere qualche investitore a monetizzare. Nonostante queste correzioni, il tema strutturale resta intatto: la domanda di memorie ad alte prestazioni continua a rappresentare uno dei motori più potenti della crescita globale». Decisamente meno ottimista Philip Wolstencroft, fund manager di Artemis: «Il mercato è pieno di operatori a breve termine che non esitano a cavalcare il momentum dei prezzi delle azioni, ma sono meno interessati alle valutazioni e all’andamento delle attività sottostanti. I segnali di speculazione sono diffusi, non solo nell’elevato volume di scambi in proporzione alla capitalizzazione di mercato, ma anche in fattori come l’aumento dei prestiti bancari negli Stati Uniti e le valutazioni elevate in alcuni settori del mercato. Quest’anno i prezzi delle DRAM (memoria ad accesso casuale dinamica) sono schizzati alle stelle. I profitti delle aziende di semiconduttori hanno raggiunto livelli altissimi. Certo, chi lo desidera, può sempre investire in questi titoli; ma è da tenere presente che, sebbene possa esserci una bolla nelle valutazioni dei produttori di IA, riteniamo che potrebbe esserci una bolla anche negli utili dei fornitori di IA. L’improvviso aumento degli utili di quest’ultimo gruppo è un sintomo sia dell’impennata degli investimenti in conto capitale rispetto al PIL a livello mondiale, sia dell’aumento dei costi sostenuti dai produttori di IA».
«L’impressione generale» ribatte Meda «è che il mercato stia attraversando una fase di consolidamento piuttosto che di inversione. Le valutazioni di molte società legate all’intelligenza artificiale sono certamente impegnative e rendono fisiologici episodi di volatilità. Tuttavia, la traiettoria degli investimenti da parte dei grandi operatori cloud, dei data center e dell’intera filiera tecnologica continua a suggerire che la domanda di semiconduttori rimarrà elevata ancora per diversi anni. La vera sfida sarà distinguere le aziende che beneficeranno realmente di questo ciclo da quelle che, semplicemente, hanno imparato a inserire le lettere “IA” in ogni presentazione agli investitori».
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Dopo il boom dei semiconduttori in Borsa, l’ottimismo e il pessimismo si scontrano
Le visioni opposte di Angelo Meda, responsabile Azionario di Banor, e di Philip Wolstencroft, fund manager di Artemis, su un settore che ha guadagnato il 135% negli ultimi 12 mesi