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Perché l’oro è crollato e cosa potrebbe accadere ora
Di Franco Oppedisano |
Pubblicato il 14 Luglio 2026
Ha perso il 14% in tre mesi dopo anni di guadagni stellari e il mercato è diviso tra metallo giallo fisico e speculazione finanziaria

Nel trimestre conclusosi a giugno, l’oro ha perso circa il 14%, segnando la peggiore performance trimestrale degli ultimi 13 anni. Ma questo significa tutto e niente. Analizzare il passato non può dare delle indicazioni sull’andamento dei prezzi nel futuro. Da quello che è successo si può cercare di capire cosa è capitato e perché. O se gli elementi che hanno determinato i crollo varranno anche per il futuro. Ma bisognerebbe avere una palla di cristallo che funzioni per esserne sicuri. Meglio cercare di capire.

Cos’è successo

Nel 2022, quattro anni fa, l’oro valeva circa 1.800 dollari all’oncia, nel luglio del 2023 poco meno di 2.000 dollari. Due anni fa circa 2.500 dollari e lo scorso anno a giugno 3.300 dollari. Il guadagno era già notevole perché in tre anni aveva quasi raddoppiato il proprio valore. Ma era solo l’inizio della “corsa all’oro”. In sei mesi il metallo giallo ha guadagnato ancora il 36% arrivando a 4.500 dollari l’oncia e ci ha messo solo due mesi per toccare quota 5.500. L’ultimo periodo è stato caratterizzata dalla presenza massiccia di speculatori che prendevano a prestito soldi che non avevano per comprare in maniera massiccia. Che al primo scricchiolio vendessero in massa i future era una cosa scontata.

Perché

Alla fuga degli speculatori si sono aggiunti altri due elementi. La prima è la voglia degli investitori di portare a casa i guadagni accumulati per avere la liquidità per comprare azioni legate all’intelligenza artificiale. Uscire da un Etf sull’oro e investire in uno strumento finanziario che dipendesse dai microprocessori o partecipare all’imo di SapceX si è rivelata una scelta azzeccata. L’altro elemento sono le vendite massicce di oro da parte di alcune Banche centrali che hanno approfittato dei prezzi stellari per fare cassa. La Banca Centrale Turca ha venduto circa 60 tonnellate in un solo mese, e quasi 80 tonnellate nel primo trimestre, quella Russa ha liquidato circa 30 tonnellate di lingotti, mentre il fondo sovrano dell’ex Unione Sovietica ha ridotto le sue disponibilità di circa 150 tonnellate. Lo stesso ha fatto il fondo sovrano dell’Azerbaigian che ha venduto 22 tonnellate di lingotti nei primi tre mesi di quest’anno. A questi si aggiungono le discussioni in Polonia e in Germanie su una possibile vendita delle riserve aurifere.

La contraddizione

Il mercato dell’oro sconta una contraddizione per ora irrisolvibile: la profonda differenza tra quello di carta, i future, e quello fisico, i lingotti e le monete. Sui mercati internazionali, le transazioni di carta e derivati valgono in media oltre 500 miliardi di dollari al giorno, mentre lo scambio fisico non supera i 90 miliardi di dollari. Lo scorso anno la produzione di oro delle miniere si è fermata a quota 3.672 tonnellate, alle quali si sono aggiunte circa 1.400 tonnellate di oro riciclato perché molti privati hanno liquidato i propri oggetti. Nel 2025, la domanda globale complessiva di oro ha superato per la prima volta nella storia la soglia psicologica delle 5.000 tonnellate, attestandosi esattamente a quota 5.002, secondo i dati ufficiali del World Gold Council.

Cosa succederà

Se credete che il dollaro resterà forte, che l’inflazione galopperà e costringerà la Bce e la Fed ad alzare i tassi di sconto, non investite in oro perché le alternative che rendono potrebbero penalizzarlo ancora. Se credete che i mercati scontino aspettative di rialzi dei tassi esagerate e pensate che il dollaro perderà, piano piano, il sul ruolo di moneta egemone, forse vale la pena di approfittare dei prezzi più bassi.