Nonostante un numero crescente di italiani abbia già percepito l’importanza della previdenza integrativa nel garantire il mantenimento del tenore di vita nella terza età, la scelta di una soluzione adeguata tende, nel concreto, a restare confinata nell’elenco dei buoni propositi: per quanto se ne conosca l’utilità, la spinta all’azione è ancora troppo debole. L’argomento resta poco noto e l’eventuale sottoscrizione di una forma pensionistica un’ipotesi lontana.
A ribadirlo è la settima edizione dell’indagine realizzata dal Censis per conto di Assogestioni, l’associazione italiana del risparmio gestito, su un campione di lavoratori italiani tra i 18 e i 50 anni. Le conclusioni a cui giunge la ricerca appaiono poco incoraggianti in considerazione dell’entrata in vigore delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, intervenuta sulla normativa a più di trent’anni dalla Riforma Dini del 1995. Solo il 28,9% dei lavoratori dichiara di conoscere bene l’argomento, il 57,6% a grandi linee, il 13,5% non lo conosce affatto. Solo il 17% dei lavoratori ha una conoscenza effettiva e appena il 6% conosce bene le novità normative. Inoltre, per il 55,8% dei lavoratori intervistati circolano sulla previdenza complementare informazioni poco chiare.

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia
In questo contesto, quindi, rivolgersi a figure qualificate e a professionisti esperti può fare la differenza, come ricorda Marina Maghelli del Cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe. «Secondo l’indagine Assogestioni, il 55% dei lavoratori che conosce la previdenza complementare aderirebbe più facilmente se fosse aiutato a comprenderne i vantaggi concreti, mentre il 55,9% apprezzerebbe il supporto di professionisti esperti per orientarsi tra contenuti, opportunità, benefici e rischi. Esiste quindi il bisogno di costruire una pensione integrativa, ma spesso la soluzione è rinviata a causa di dubbi, complessità normative e mancanza di chiarezza. In questo contesto, il consulente può aiutare il lavoratore a stimare la pensione pubblica futura, a individuare l’eventuale gap rispetto al reddito desiderato e a definire il percorso più adatto per colmarlo, monitorando e aggiornando le soluzioni adottate in funzione dei cambiamenti di vita e di lavoro. Allo stesso tempo, il consulente svolge anche una funzione educativa. Aiuta il cliente a comprendere il sistema pensionistico, le differenze tra previdenza obbligatoria e complementare, dal fondo negoziale a quello aperto, i rilevanti vantaggi fiscali che tali strumenti offrono e l’importanza di iniziare per tempo. Significa affiancare il lavoratore per offrire non solo una soluzione, ma un vero e proprio percorso personalizzato, basato su scelte informate e coerenti con i propri obiettivi di vita per un futuro più sereno».
