La tentazione di rinunciare a investire, nell’attesa di poter disporre di risparmi più consistenti, è molto comune. Esistono tuttavia alcuni strumenti che consentono di far “lavorare” le risorse economiche anche in assenza di grandi capitali iniziali: si tratta dei piani di accumulo (PAC) e dei fondi pensionistici, strumenti con caratteristiche diverse e complementari, come spiega Marina Maghelli del Cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe.
«Quando si parla di risparmio e pianificazione finanziaria, PAC e fondo pensione vengono spesso messi a confronto. In realtà, si tratta di strumenti pensati per rispondere a esigenze differenti. Il fondo pensione ha una funzione previdenziale: serve a costruire nel tempo una riserva economica per integrare la pensione pubblica. Il PAC ha invece una natura più flessibile e si presta a finanziare obiettivi specifici, come gli studi dei figli, l’acquisto di un’auto o la realizzazione di altri progetti personali in un arco temporale definito».
Con il PAC il risparmiatore versa somme periodiche che vengono investite, in genere, in fondi comuni o ETF. «Si tratta di una soluzione personalizzabile perché i versamenti possono essere aumentati, ridotti o sospesi in base alle proprie necessità e il capitale può essere sempre disinvestito. Dal punto di vista fiscale, è prevista l’applicazione della tassazione ordinaria prevista sul capital gain pari al 26%. Il fondo pensione, invece, ha un orizzonte temporale di lungo periodo e vanta un regime fiscale più favorevole. I contributi versati fino a un massimo di 5.300,00 euro annui possono essere dedotti, il capital gain è tassato al 20% e, al momento della prestazione, si applica una tassazione agevolata in base agli anni di partecipazione al fondo. Entrambi consentono di sfruttare l’effetto dell’interesse composto, ma i fondi pensione incorporano un elemento che il PAC non ha: la possibilità di trasformare il risparmio accumulato in una rendita vitalizia. A ciò si affiancano altri vantaggi sul piano successorio, poiché le somme maturate non entrano nell’asse ereditario, ma possono essere destinate ad altri beneficiari designati dal titolare del fondo».

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia
Per massimizzare i rendimenti, questi strumenti possono essere utilizzati in modo complementare, destinando una parte del budget al fondo pensione per i benefici previdenziali e fiscali e un’altra parte a un PAC per ottenere flessibilità e liquidità nel medio periodo. «In molti casi possono convivere perfettamente nella stessa strategia. La scelta, naturalmente, dipende dal profilo del risparmiatore: obiettivi personali, capacità di risparmio, orizzonte temporale e necessità di liquidità. Ma è proprio dalle differenze tra questi due strumenti che può nascere una combinazione efficace, capace di tenere insieme flessibilità, progettualità e protezione del futuro»
