In Italia il divario tra risparmio e investimento rimane ancora ampio. Nel 2026, infatti, la quota di risparmiatori si attesta al 57%, contro il 30% di investitori, un gap che persiste da oltre vent’anni e che rappresenta una sfida e una grande opportunità per l’industria del risparmio gestito. In questo scenario, la rivoluzione digitale sta ridisegnando gradualmente i linguaggi, i canali e le relazioni nel mondo della consulenza finanziaria, con conseguenti cambiamenti sia nel modo di investire che di informarsi.
Queste sono alcune delle evidenze emerse dalla ricerca “Il consulente finanziario nell’era digitale: nuovi linguaggi, nuovi strumenti, nuove relazioni”, realizzata da Bnp Paribas Asset Management, in collaborazione con Finer Finance Explorer. La quota di risparmio non investito continua a essere ai massimi storici. Nel 2002 i risparmiatori erano un po’ meno numerosi, ma quasi tutti investivano: le due quote erano rispettivamente pari al 52% e al 48%. Non solo, dalla ricerca emerge un’illusione sul futuro, che non può essere ignorata: oltre la metà degli italiani crede di poter contare unicamente sulla pensione e tra i giovani della Gen Z la percentuale sale al 70%, segnale che la previdenza complementare e le rendite finanziarie sono strumenti ancora largamente sottoutilizzati.
In questo contesto risulta tuttavia evidente un’opportunità non scontata, il cosiddetto “Great Wealth Transfer”, ovvero il grande passaggio generazionale atteso entro il 2048, data entro la quale passeranno di mano 124.000 miliardi di dollari a livello globale. Questo passaggio richiederà l’applicazione di nuovi modelli di servizio e un’attenzione crescente alla componente femminile, con le donne che si confermano più orientate alla delega e alla partnership nella gestione degli investimenti.
Con la crescente domanda di educazione finanziaria, il ricorso a nuovi strumenti, linguaggi e canali è essenziale nella guida agli investimenti, specialmente considerando le nuove generazioni. Se da un lato, nel 2026, il 45% desidera accrescere le proprie conoscenze economico-finanziarie (+16% rispetto al 2020), dall’altro il 42% dichiara di non trovare contenuti o referenti adeguati, motivo per cui per informarsi in molti ricorrono ad altri canali, prettamente digitali, come social media (37%), siti web o app finanziari (38%) e televisione (40%).
Cresce inoltre l’impatto dei finfluencer (influencer della finanza), che emergono come driver di attivazione, portando nuovi target nel percorso di investimento e accelerandone l’ingaggio. Il 36% degli italiani li segue infatti sui social, con una penetrazione che sale al 58% tra i giovani e al 53% tra chi ha bassa educazione finanziaria. I finfluencer rappresentano, dunque, un canale privilegiato per raggiungere soprattutto i giovani. Generazione Y e Z sono tra le generazioni che più utilizzano i social per informarsi in ambito economico-finanziario, con una preferenza per Instagram e Youtube.
Eppure, la fiducia nell’informal advice digitale, per quanto in crescita (ChatGPT è già citato dal 17% degli italiani), non è sufficiente a tradurre l’interesse in azione. Il consulente finanziario gioca un ruolo chiave nel trasformare il potenziale in investimento reale: l’81% indica la necessità di trovare un consulente di cui fidarsi per iniziare a investire i propri risparmi.
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In Italia i risparmiatori sono il doppio degli investitori
Il 45% vuole accrescere le proprie conoscenze finanziarie, ma il 42% dichiara di non trovare contenuti o referenti adeguati
