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Risparmio gestito, primo trimestre in tenuta: due miliardi di euro ai fondi aperti
Di Elisa Strada |
Pubblicato il 2 Giugno 2026
La Mappa trimestrale Assogestioni fotografa un inizio 2026 positivo per l’asset management nonostante le molte incertezze del quadro internazionale

Il mercato del risparmio gestito italiano archivia il primo trimestre 2026 con un avvio prudente ma positivo. Secondo i dati definitivi della Mappa trimestrale di Assogestioni, la raccolta netta complessiva è stata pari a 288 milioni di euro, mentre il patrimonio gestito a fine marzo ha raggiunto 2.582 miliardi. Il contributo più evidente arriva dai fondi aperti, il comparto più vicino al pubblico retail, che ha raccolto 2,09 miliardi e conta masse per 1.325 miliardi.
A spiegare la fotografia è Alessandro Rota, direttore dell’Ufficio Studi di Assogestioni: «Il patrimonio complessivo dei fondi aperti è il risultato di tre effetti: una raccolta netta di 2,1 miliardi, una variazione di perimetro di -2,2 miliardi e un effetto mercato di -1,4%». Dunque, i sottoscrittori hanno continuato a investire, ma l’andamento dei mercati finanziari ha ridotto il valore delle masse.
Nel trimestre i flussi hanno premiato i prodotti cross-border, con +5 miliardi, e i roundtrip, con +800 milioni. Per asset class, il ruolo centrale è stato dei fondi monetari, che hanno raccolto 3,3 miliardi, e degli obbligazionari, positivi per 1,4 miliardi. Per Rota, i monetari segnalano «incertezza a fronte di un’accresciuta volatilità dei mercati”, mentre gli obbligazionari riflettono il successo dei prodotti a scadenza.
Il tema è confermato da Massimiliano Maxia, senior product specialist fixed income di Allianz Global Investors, intervenuto nel talk “The Big Picture” di FR|Vision a commento dei dati: «I prodotti monetari e quelli a scadenza, o target maturity, sono andati per la maggiore nel primo trimestre». A spingerli è la ricerca di rendimenti interessanti senza aumentare troppo la duration.
Fuori dai fondi aperti, le gestioni di portafoglio per clientela upper-affluent e private hanno segnato afflussi per 2,6 miliardi, mentre i fondi chiusi hanno raccolto 1,8 miliardi, soprattutto nei fondi mobiliari legati a Pmi e asset class alternative. Paolo Tenderini, responsabile Divisione Wealth Management & Private Banking di Banca Finint, sottolinea che il dato sulla raccolta dei fondi chiusi dimostra l’importanza di questo comparto, ma aggiunge che «non è un investimento per tutti»: l’illiquidità va spiegata con trasparenza.
Sul ruolo dei private markets si sofferma anche Valerio Napolitano, managing director & partner di Boston Consulting Group: «Il fenomeno dei private markets è ormai strutturale nell’industria», con il 20% delle masse ma il 50% dei ricavi delle case di gestione. «È un settore estremamente rilevante, in crescita e in parte concentrato su pochi player».