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La forza del franco. La valuta svizzera guadagna sia sull’euro che sul dollaro
Di Franco Oppedisano |
Pubblicato il 2 Giugno 2026
Tra i tradizionali beni rifugio l’unico che ha affrontato indenne le crisi geopolitiche è stato la moneta elvetica, che gode di una situazione economica interna invidiabile

Mentre i mercati globali ballano sulle montagne russe, Berna osserva dall’alto del suo trono di stabilità. Negli ultimi mesi, il franco svizzero non si è limitato a confermare la sua storica solidità: ha messo la freccia, guadagnando sia contro l’euro che contro il dollaro e toccando i massimi storici. Il tasso di cambio con la moneta unica europea ha rotto la parità psicologica in modo permanente, stabilizzandosi in un raggio d’azione compreso tra 0,91 e 0,92 franchi per un euro. Negli ultimi due anni la valuta svizzera ha guadagnato quasi l’8% sull’euro e poco meno del 14% sul dollaro.
Il segreto di questa performance da copertina non è solo il fascino intramontabile del bene rifugio. Certo, con il risiko geopolitico globale che si surriscalda tra fiammate in Medio Oriente e lo spettro di nuove guerre commerciali, i grandi capitali internazionali non cercano l’avventura, ma un caveau sicuro. Ma non è solo una questione politica: sotto il cofano del franco pulsa un motore economico dai fondamentali impeccabili. Il vero asso nella manica degli ultimi mesi è stato il divario inflazionistico: mentre Washington e Bruxelles lottano per raddrizzare la curva dei prezzi, la Confederazione viaggia su cifre quasi impercettibili, con un’inflazione annua che si attesta su un solidissimo 0,6%. In questo scenario, la Banca Nazionale Svizzera ha giocato una partita magistrale rimodulando i propri strumenti. Dopo aver completato una serie di tagli nel corso dell’anno scorso, la Bns ha azzerato il proprio tasso di interesse di riferimento, mantenendolo fermo a zero nei primi mesi dell’anno; questa politica monetaria espansiva serve proprio a gettare acqua sul fuoco allentando la pressione rialzista sulla valuta senza però intaccare la fiducia dei mercati e lasciando, comunque, aperta la porta a interventi diretti sul mercato dei cambi nel caso in cui il super-franco dovesse correre troppo.
Questa stabilità si riflette anche in un Prodotto Interno Lordo che mostra una formidabile resilienza se confrontato con il resto del continente. La Svizzera viaggia verso una crescita costante intorno all’1% su base annua; al contrario, l’Eurozona arranca vistosamente, frenata da una crescita trimestrale dello 0,1% a causa delle tensioni energetiche globali. Se la locomotiva tedesca mostra timidi segnali di accelerazione allo 0,3 dopo una lunga stagnazione, e la Francia si trova in una fase di sostanziale stallo economico, la crescita della Svizzera appare decisamente più equilibrata, trainata dal dinamismo dei servizi e dal settore chimico-farmaceutico.
La medaglia, però, ha due facce. Se è vero che i cittadini svizzeri viaggiano oltreconfine con un portafoglio che sembra valere il doppio, per i colossi dell’export, invece, la situazione si fa acrobatica. Vendere macchinari, farmaci o orologi di lusso all’estero con un cambio così punitivo e con la debolezza della domanda della Germania, principale partner commerciale, è una sfida da equilibristi. Eppure, la macchina produttiva elvetica ha una marcia in più: da 15 anni è in testa alla classifica del Global Innovation Idex stilato dal World Intellectual Property Organization. Quindi, invece di cercare di competere sul prezzo, la Svizzera punta tutto su un’innovazione tecnologica e su uno standard qualitativo così elevato da rendere i propri prodotti semplicemente insostituibili. Anche questa è parte della forza del franco svizzero.