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Longevity run e longevity risk: le nuove frontiere del wealth management
Di Angelo Deiana |
Pubblicato il 5 Maggio 2026
Il rischio più temuto è quello di vivere più a lungo delle proprie risorse e le strategie di investimento possono superare anche i 30 o 40 anni

Nei Paesi più sviluppati, dove l’aspettativa di vita continua ad allungarsi e la qualità della salute in età avanzata migliora, il tema della “longevity run” sta diventando un fattore strutturale nella pianificazione patrimoniale.
Non si tratta più soltanto di vivere più a lungo, ma di vivere più a lungo in ottima salute, ovvero con un fabbisogno finanziario che si estende su orizzonti temporali inediti. Per il wealth management, questo scenario rappresenta una sfida complessa e, allo stesso tempo, un’opportunità per ripensare modelli di servizio, asset allocation e strumenti di protezione.
La prima implicazione riguarda la durata del capitale investito e del patrimonio accumulato. In economie come Stati Uniti, UE e UK, i private banker stanno ricalibrando le strategie di investimento su archi temporali che possono superare i 30 o 40 anni postpensionamento.
L’idea tradizionale di un portafoglio progressivamente più prudente con l’avanzare dell’età viene messa in discussione: una vita più lunga richiede un’esposizione più prolungata a strumenti capaci di generare rendimento reale, pena l’erosione del potere d’acquisto del capitale. Non sorprende che fondi azionari globali, infrastrutture e private markets stiano diventando componenti sempre più centrali nei portafogli dei clienti private highnetworth.
Parallelamente, la “longevity run” sta trasformando il concetto stesso di rischio. Se in passato il rischio principale nel lungo periodo, in termini di timing dell’uscita dall’investimento azionario, era la volatilità dei mercati, oggi il rischio più temuto è quello di “outliving the money”, quella cioè di vivere più a lungo delle proprie risorse.
Per questo, nei centri finanziari più avanzati si stanno diffondendo soluzioni ibride che combinano investimenti, assicurazioni e rendite vitalizie, con l’obiettivo di creare flussi di reddito stabili e prevedibili. Il wealth management, in altre parole, si sta avvicinando sempre più al mondo della protezione, superando la tradizionale separazione tra consulenza finanziaria e pianificazione previdenziale, al fine di sterilizzare il “longevity risk”.
Ma un altro fronte caldo riguarda il tema della personalizzazione. La longevità non è un fenomeno uniforme: dipende dallo stile di vita, dal livello di istruzione, dall’area geografica, dal patrimonio. I player più innovativi stanno integrando modelli predittivi basati sull’elaborazione da parte dell’intelligenza artificiale su dati sanitari, comportamentali e socioeconomici per costruire strategie realmente su misura.
Non è un caso che, anche negli ex paradisi fiscali oltre che nelle economie avanzate, stiano nascendo figure professionali ibride, a metà tra il consulente finanziario e il longevity planner, capaci di accompagnare il cliente in un percorso che include salute, benessere, previdenza e gestione del patrimonio. In altri termini, un vero e proprio consulente patrimoniale.

 

Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni

 

Infine, la “longevity run” sta ridisegnando il rapporto tra generazioni. Con patrimoni che devono sostenere tre o quattro decenni di vita postlavorativa, il tema del passaggio generazionale assume, ancora una volta, una nuova centralità. Nei Paesi più avanzati e, soprattutto, in Italia il wealth management sta evolvendo verso un approccio “multigenerazionale”, in cui la pianificazione non riguarda più solo il cliente, ma l’intero nucleo familiare, con strumenti come trust, fondazioni e veicoli di governance patrimoniale. Se ne parla da più di vent’anni ma, adesso, diventa una necessità strategica.
In sintesi, la longevità non è più un semplice dato demografico: è un driver strategico che sta riscrivendo le regole del mondo bancario e finanziario trasformandolo in vera e propria consulenza patrimoniale.
Chi saprà interpretare questa mutazione strategica con il giusto anticipo e processi di visione e competenza, avrà un vantaggio competitivo decisivo in un mercato come quello del private banking e del wealth management in cui il tempo è da sempre la variabile più preziosa.