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Private markets: con gli ELTIF più opportunità per diversificare
Di Rosaria Barrile |
Pubblicato il 28 Aprile 2026
I fondi di investimento alternativi regolamentati dall’Ue possono essere inseriti nel portafoglio anche degli investitori non professionali. Ma occorre cautela

Fino a pochi anni fa l’investimento in “private markets” era appannaggio esclusivo degli investitori istituzionali. Oggi, invece, attraverso gli ELTIF (European Long-Term Investment Funds), fondi di investimento alternativi regolamentati dall’Unione Europea, possono essere inseriti nel portafoglio anche degli investitori non professionali per ottenere un maggior livello di diversificazione su attivi non quotati con un orizzonte a lungo termine. Disciplinati dal Regolamento UE n. 2015/760, che è stato poi riformato con il Regolamento ELTIF 2.0 entrato in vigore nel 2024, possono essere di diversi tipi.
Abbiamo chiesto a Marina Maghelli del Cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe, quali elementi prendere in considerazione prima di sottoscriverli. «Per capirne il funzionamento, occorre tener conto della finalità con cui sono stati ideati: il Legislatore europeo li ha introdotti per orientare i capitali privati verso il finanziamento a lungo termine dell’economia reale, in particolare verso infrastrutture, piccole e medie imprese non quotate e settori strategici come l’energia rinnovabile. Negli ultimi anni i mercati privati hanno smesso di essere un ambito quasi esclusivo degli investitori istituzionali e hanno iniziato ad aprirsi, seppure con gradualità, anche a una parte della clientela privata, essendo state eliminate le soglie minime di ingresso previste dalle norme che li disciplinavano inizialmente. Questi strumenti possono rappresentare una leva di diversificazione, grazie all’esposizione ad asset, strategie e settori meno correlati ai mercati quotati».

 

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia

 

La normativa approvata nel 2024 ha introdotto inoltre una redemption policy che consiste nella possibilità di prevedere riscatti periodici prima della scadenza. «Questo significa che, pur rimanendo fondi chiusi, possono offrire finestre di liquidità per consentire agli investitori di uscire parzialmente prima del termine», spiega Maghelli. «La maggiore accessibilità degli ELTIF non deve far dimenticare, però, la natura complessa di questi strumenti. Non a caso il regolamento rafforza la tutela degli investitori retail, imponendo una valutazione di adeguatezza non solo al momento del collocamento, ma anche in caso di acquisto sul mercato secondario. Tale verifica deve tenere conto dell’orizzonte temporale dell’investitore, degli obiettivi, della propensione al rischio e della capacità di assorbire eventuali perdite. Si tratta quindi di strumenti che richiedono una valutazione attenta e coerente con il profilo del cliente e con la sua pianificazione patrimoniale complessiva. In questo contesto, il confronto con un consulente consente di verificarne l’effettiva adeguatezza e di inserirli, se appropriati, all’interno di una strategia costruita su misura, equilibrata e consapevole».