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La parola d’ordine è “diversificare” in base agli obiettivi di vita e di spesa
Di Rosaria Barrile |
Pubblicato il 31 Marzo 2026
Secondo Marina Maghelli di Efpa Italia, non basta puntare su diversi prodotti finanziari, ma occorre organizzare il patrimonio in funzione di uno scopo

In tempi di grandi incertezze il desiderio di proteggere il portafoglio può portare sia a reazioni impulsive, dettate dall’emotività, sia all’adozione di formule percepite come “sicure” a prescindere dal proprio profilo di rischio o dall’orizzonte temporale di investimento.
Uno dei tanti esempi è l’incremento esponenziale degli acquisti di oro, sia fisico sia finanziario, considerato bene rifugio per eccellenza, e l’adozione rigorosa del classico portafoglio 60/40, vale a dire 60% in azioni e 40% in obbligazioni, per sfruttare la loro correlazione negativa. Come spiega Marina Maghelli del cda di Efpa Italia, una delle affilate di Efpa Europe, «la diversificazione, oggi, tuttavia non può più essere ridotta alla sola, ma fondamentale, regola del non mettere tutte le uova nello stesso paniere. Non basta suddividere il portafoglio tra azioni e obbligazioni, tra settori diversi o tra valute differenti per sfruttare la decorrelazione tra di essi. In mercati sempre più interconnessi anche strumenti teoricamente lontani finiscono spesso per reagire nello stesso modo agli shock globali, come abbiamo assistito nel 2022. Questo non significa, però, che la diversificazione tradizionale abbia perso valore. Al contrario, resta una delle leve fondamentali nella costruzione di un portafoglio. Diversificare tra emittenti riduce il rischio specifico, evita che il peso eccessivo di un singolo titolo comprometta l’equilibrio complessivo dell’investimento e contribuisce a migliorare la stabilità del portafoglio nel tempo. La diversificazione geografica, per asset class e per strumento è una delle difese più robuste per proteggere il capitale».

 

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia

 

A tutto questo, però, secondo Maghelli, occorre affiancare un ulteriore modo di pensare alla diversificazione, non più soltanto come distribuzione tra strumenti, ma come organizzazione del patrimonio in funzione degli obiettivi concreti dell’investitore. «Comprare casa, sostenere gli studi dei figli, integrare il reddito pensionistico: ogni traguardo ha un suo tempo, un suo profilo di rischio, un diverso bisogno di liquidità e costo. È in questa relazione tra risorse e finalità che la diversificazione ritrova il suo significato più profondo. Non solo quindi pesi, percentuali, asset, ma obiettivi personali. È proprio nei momenti più difficili dei mercati che questa impostazione mostra la sua forza. Quando prevale l’emotività, gli investitori rischiano di farsi trascinare dai movimenti del breve termine. Ma un patrimonio costruito per obiettivi consente di osservare quelle oscillazioni con più distacco e razionalità. La vera diversificazione non riguarda soltanto dove si investe, ma soprattutto perché si investe e per quanto tempo. È il passaggio da una logica puramente finanziaria a una logica patrimoniale. Ed è lì che il portafoglio smette di essere una semplice somma di asset e diventa una strategia costruita intorno alla vita reale delle persone, alle loro priorità e al loro futuro”.