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Cosa sono le società di credito privato e perché potrebbero portare a una crisi
Di Redazione |
Pubblicato il 31 Marzo 2026
JPMorgan chiude i rubinetti dei finanziamenti a coloro che danno prestiti al settore del software e l’Esma scrive: «Opacità e forti interconnessioni finanziarie, sono fattori che potrebbero amplificare le tensioni in caso di deterioramento delle condizioni economiche»

Due indizi non fanno una prova, ma, per lo meno, danno da pensare. Il primo arriva dall’European Securities and Markets Authority (Esma), l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari dell’Unione europea che indica i fondi di credito privato come una potenziale vulnerabilità sistemica dopo che i recenti default negli Stati Uniti hanno messo in luce opacità e forti interconnessioni finanziarie, fattori che potrebbero amplificare le tensioni in caso di deterioramento delle condizioni economiche. La rapida crescita di questo segmento di mercato, fanno sapere dall’Esma, solleva interrogativi sulla leva finanziaria e sulla liquidità, con il rischio che eventuali difficoltà possano trasformarsi in una crisi più ampia.
Il secondo indizio arriva da oltreoceano dove JPMorgan – la più grande banca americana – sta stringendo le redini sui prestiti ai fondi di credito privati, scossa dai prestiti che questi prestano ad aziende di software potenzialmente vulnerabili. «I fondamentali del credito per i prestiti al settore software sono messi a dura prova, con i più alti livelli di leva finanziaria e i più bassi rapporti di copertura tra i principali settori», hanno scritto gli strateghi. Sebbene i tassi di insolvenza si siano moderati nei mercati dei prestiti pubblici e privati, hanno aggiunto, sono destinati ad aumentare ulteriormente con l’avvento della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Insomma cordoni della borsa chiusi e un faro acceso su un settore che potrebbe diventare pericoloso.
Ma cosa sono le società di credito privato? Sono entità non bancarie che erogano finanziamenti direttamente alle imprese agendo come alternativa al canale bancario tradizionale. Raccolgono denaro dagli investitori, lo prestano direttamente alle aziende e traggono profitto dagli interessi maturati su tali prestiti. Ma molte non si fermano qui: spesso prendono in prestito ulteriore denaro dalle banche per erogare prestiti ancora maggiori, aumentando così i propri rendimenti. Di solito lavorano con imprese medio piccole che hanno più difficoltà ad accedere ai finanziamenti delle banche e non hanno a che fare con i vincoli di queste ultime.
Il faro ora è acceso sui prestiti privati al settore del software, dove si concentrano una parte dei crediti privati. Ma lo era già dalla bancarotta di Tricolor (uno dei più importanti rivenditori di auto usate nel Paese) e di First Brands (colosso dei pezzi di ricambio per autoveicoli) che si stima avesse accumulato debiti per oltre 10 miliardi di dollari (ma alcune stime arrivano addirittura a 50 miliardi) a fronte di attivi – sempre stimati – tra uno e 10 miliardi.
Secondo Morgan Stanley, i tassi di insolvenza nei prestiti diretti saliranno all’8%. Cifre importanti se rapportate a un mercato che vale ben oltre i mille miliardi di dollari. «Probabilmente non dovrei dirlo, ma quando vedi uno scarafaggio, ce ne sono probabilmente altri. Dovremmo tutti stare in guardia». ha detto il numero uno di JPMorgan, Jamie Dimon, agli analisti in occasione della pubblicazione dei risultati del terzo trimestre della più grande banca al mondo. L’accenno alla «Cockroach Theory», popolare nel mondo della finanza, che indica come una cattiva notizia (per esempio riguardo a un’azienda) sia spesso il preludio di molte altre, era proprio riferito al mercato allargato del credito commerciale privato negli Usa. E questo potrebbe essere il terzo indizio.