Il private credit è una forma di intermediazione finanziaria in cui il credito viene erogato direttamente da soggetti privati come fondi di investimento o investitori istituzionali a favore di imprese small e medium cap ed è caratterizzato per la sua natura extra bancaria, non quotata e illiquida.
I nuovi stringenti dettami, introdotti dal Basel Committee e implementati attraverso il quadro di Basel III, hanno obbligato le banche a rafforzare i propri requisiti patrimoniali e di liquidità. Gli istituti di credito devono forzatamente mantenere livelli di capitale più elevati in relazione alle attività ponderate per il rischio (Risk-Weighted Assets). Poiché gli affidamenti alle imprese altamente indebitate comportano un elevato assorbimento di capitale, molte banche hanno ridotto la loro esposizione all’intero settore.
Il private credit offre indubbi vantaggi rispetto al più noto credito bancario: strutture contrattuali flessibili, tempi di esecuzione più rapidi e la possibilità di finanziare operazioni molto più complesse e articolate.
La peculiarità dei fondi di credito privato sta nella possibilità data dal regolatore di poter lavorare con minori requisiti prudenziali e con minori livelli di garanzia al solo fine di efficientare e perfezionare in maniera prodromica le richieste del mercato, andando a traslare di fatto una parte del rischio sistemico verso il cosiddetto shadow banking system.
Uno dei principali fattori di rischio riguarda proprio il rating creditizio, molti affidamenti infatti sono concessi a imprese caratterizzate da alti livelli di indebitamento a cui il sistema bancario istituzionale è precluso per l’inaffidabilità finanziaria e i ratio contabili non particolarmente in equilibrio.
Un altro elemento chiave riguarda la struttura dei finanziamenti che possono assumere diverse forme tecniche come i senior garantiti o il debito mezzanino ed è proprio la configurazione dell’affidamento che determina poi il livello di priorità del rimborso e il grado di rischio assunto dagli investitori. Caratterizzazione essenziale e sostanziale dei contratti di private credit sono i covenant, ovvero clausole appositamente redatte che vanno a regolare i limiti finanziari all’impresa debitrice e che consentono ai creditori di intervenire nel caso in cui la situazione economica dell’azienda vada in sofferenza.

Carlo Cidonio, vicedirettore generale Anpib, Associazione nazionale private & investment bankers
L’instabilità geo-politica contingente e lo short squeeze dei tassi di interesse innescano inevitabilmente nel settore del private credit un moltiplicatore di vulnerabilità andando ad amplificare il rischio di default, l’aumento della volatilità dei mercati e la contestuale riduzione della liquidità del sistema irrigidendo ineluttabilmente l’intero processo di erogazione. A testimoniare questa rigidità dell’attuale sistema basti rilevare che nel 2026 alcuni fondi hanno limitato i riscatti degli investitori dopo le elevate richieste di rimborso come, ad esempio, BlackRock che ha condizionato attraverso la clausola di salvaguardia dei “gate” i disinvestimenti del HPS Corporate Lending Fund, fondo da circa 26 miliardi di dollari, per gli innumerevoli riscatti ricevuti, circa 1,2 miliardi, pari al 9,3% dell’intero valore in gestione.
L’aumento esponenziale del private credit in quest’ultimi anni comprova in modo evidente che in finanza il rischio non scompare ma si sposta e spesso diventa tangibile solo quando è troppo tardi.
