La crisi in Iran fa tornare al centro del discorso pubblico europeo il tema dell’autonomia energetica del Vecchio Continente. Di questo e dei possibili scenari evolutivi del conflitto ne hanno parlato Alessandro Pozzi (secondo da destra, nella foto), docente di geopolitica per la difesa e la sicurezza al Politecnico di Milano e Alberto Salato (a destra, nella foto), client portfolio manager di Neuberger Berman durante l’ultima puntata di Risparmio & Altre Storie, la rassegna mensile di FR|Vision che discute con esperti del settore delle notizie più importanti per risparmio gestito e finanza.
Il Medio Oriente resta, anche se lo è sempre stato almeno dagli anni ’70, decisivo per gli equilibri energetici globali e per questo motivo, e non solo, è da escludere, secondo Pozzi, l’ipotesi di una crisi breve. “Quello che abbiamo come prospettiva è una guerra più lunga e intermittente” racconta l’esperto, “intervallata da fasi di temporanea interruzione dell’ostilità e nuovi attacchi israeliani”. D’altronde, racconta, l’escalation ha già colpito infrastrutture energetiche strategiche iraniane e potrebbe allargare ulteriormente l’area di instabilità. Uno scenario che rende ancora più centrale il nodo dello Stretto di Hormuz e dei flussi energetici globali.
La conseguenza più immediata riguarda l’energia, e dunque l’Europa, ma per Alberto Salato, client portfolio manager di Neuberger Berman, continua a sentirsi a livello europeo la mancanza di una vera strategia di lungo periodo: “Sento parlare molto poco di piani industriali strutturali di lungo termine per rendere l’Europa finalmente indipendente dagli idrocarburi”. Lo conferma anche Pozzi: “Questa è una guerra che va contro gli interessi strategici europei in primis”, ha detto infatti, ricordando che l’Unione importa ancora una quota rilevante di materie prime energetiche e che la transizione richiede tempi lunghi, investimenti e riconversione industriale. Tuttavia, proprio nella crisi intravede anche un’opportunità: infrastrutture per accumulo e trasporto di energia da rinnovabili, diversificazione delle fonti e persino il nucleare possono aprire nuovi spazi di sviluppo.
Per i mercati il punto è che il conflitto si innesta su un quadro macroeconomico già indebolito. Infatti Salato osserva che i segnali di rallentamento erano visibili già prima dell’escalation, tra frenata del lavoro Usa e fiducia in calo in Europa. In questo contesto, avverte, “questi non sono più mercati in cui avere un approccio passivo” e “bisogna avere dei gestori che facciano delle scelte”. Il rischio geopolitico, insomma, non è più un fattore accessorio, ma una variabile strutturale dell’asset allocation.
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Iran, energia e mercati finanziari: l’Europa torna a fare i conti con la sua fragilità
La tensione in Medio Oriente si innesta su un quadro macro già fragile e riporta il rischio geopolitico al centro delle scelte di portafoglio. Nell’ultima puntata di Risparmio & Altre Storie, Alessandro Pozzi (PoliMi) e Alberto Salato (Neuberger Berman), tracciano il perimetro di azione del Vecchio Continente
