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Pensione anticipata: restare al lavoro fa diventare più pesante la busta paga
Di Redazione |
Pubblicato il 10 Marzo 2026
L’incentivo, riservato a coloro che hanno diritto a ritirarsi con 41 o 42 anni di versamenti alle spalle, permette di incassare direttamente con lo stipendio i contributi previdenziali fino ad allora trattenuti dall’azienda

C’è un modo portarsi a casa uno stipendio più pesante, senza straordinari o cambi d’azienda, ma è riservato a coloro che maturano i requisiti per la pensione anticipata entro il 31 dicembre 2026 e decidono di restare al lavoro. Rinviando l’uscita, infatti, si possono incassare direttamente in busta paga la quota di contributi previdenziali che normalmente verrebbe versata all’Inps.
A chiarirlo è lo stesso istituto di previdenza che, in una recente circolare, ha fornito le istruzioni operative alla luce delle disposizioni contenute nella Legge di Bilancio. Il meccanismo è quello dell’incentivo al posticipo del pensionamento: il lavoratore dipendente rinuncia all’accredito dei contributi previdenziali a proprio carico e riceve l’importo corrispondente direttamente in busta paga, con un effetto immediato sul netto mensile.
La misura riguarda i lavoratori dipendenti iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria (Ago) o alle forme sostitutive ed esclusive. In particolare, possono accedere al beneficio: coloro che entro il 31 dicembre 2025 hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata flessibile (62 anni di età e 41 anni di contributi); coloro che entro il 31 dicembre 2026 raggiungono i requisiti per la pensione anticipata ordinaria, pari a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Dal punto di vista finanziario, il meccanismo è semplice: la quota di contribuzione a carico del lavoratore – normalmente trattenuta in busta paga e versata all’Inps – viene invece erogata direttamente al dipendente.
La scelta, tuttavia, non è neutrale nel lungo periodo. Rinunciando all’accredito contributivo, il lavoratore non incrementa ulteriormente il montante previdenziale, con possibili effetti sull’importo finale dell’assegno pensionistico. È quindi una decisione che richiede una valutazione attenta tra beneficio immediato e rendimento futuro.