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I risparmiatori preferiscono strumenti che proteggono il loro investimento
Di Salvatore Bruno |
Pubblicato il 17 Febbraio 2026
In un anno con volumi record, i prodotti a capitale protetto rappresentano il 64% del collocato complessivo e la quota è in aumento rispetto al 2024

Il 2025 è un anno di svolta per i certificati, i cui volumi di collocamento hanno registrato il valore più alto di sempre e superato il massimo storico del 2023, confermando l’orientamento degli investitori a strumenti con meccanismi di protezione del capitale. Nel corso dell’anno ha avuto luogo una progressiva riduzione dei tassi di interesse coerente con il graduale rallentamento dell’inflazione. Fanno da sfondo a questo scenario un trend di fondo fortemente positivo e un diffuso clima di fiducia degli investitori nonostante un quadro geopolitico complesso. I principali indici azionari globali hanno raggiunto nuovi massimi storici o hanno riportato le quotazioni su livelli che non si vedevano da tempo.
I dati di Acepi (Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento) indicano che nel 2025 gli associati hanno collocato sul mercato primario un ammontare pari a 31.821 milioni di euro, il massimo storico su base annua, superiore di 8.226 milioni di euro, o 23% in più, rispetto al record del 2023 di 25.764 milioni di euro. Nel 2025 c’è anche stato un incremento del 22% di prodotti offerti, per un totale di 2.185 emissioni, rispetto al 2024, coerentemente con un percorso di crescita continua avviato nel 2020, quando i certificati disponibili erano 830. I prodotti a capitale protetto (CP) hanno costituito il 64% del collocato complessivo, nel 2024 la quota era pari al 60% e nel 2023 ammontava al 69%. La ricerca di flussi cedolari di rendimento è un elemento centrale nelle decisioni di investimento. Nell’ambito dei prodotti CP, i certificati Digital hanno concentrato il 63% del collocato, mentre gli Equity Protection hanno rappresentato il 36%.
Tra i prodotti a capitale condizionatamente protetto (CPP), gli Express con autocallability ammontano al 49% del collocato. I Cash Collect senza autocallability hanno inciso per il 26%. I certificati Bonus sono invece passati dal 31% nel 2023 al 24% nel 2024, scendendo ulteriormente al 21% nel 2025, a vantaggio degli Express aumentati del 3% su base annua. Il rapporto tra i certificati CP e quelli CPP può indicare la propensione al rischio degli investitori che dalla metà del 2022, anche in relazione al contesto di elevata incertezza geopolitica, si è stabilizzato intorno a 0,5. Tra il 2022 e il 2025, il 64% del collocato ha riguardato prodotti CP, mentre il 32% ha interessato i CPP. Ciò riflette la costante ricerca da parte degli investitori di protezione del capitale ed esposizione al trend di crescita dei mercati azionari.
La quota di collocamento delle credit linked notes, negli ultimi due trimestri del 2022, era pari al 10-11%, al 5% nel 2023 e nel 2024 e al 4% nel 2025. Nei mercati esteri questi strumenti hanno maggiore diffusione presso la clientela private e professionale.
La crescita rispetto al 2024 (-8% rispetto al 2023) potrebbe derivare dal mutamento delle condizioni di mercato. L’andamento positivo dei mercati azionari, il calo dei tassi di interesse di oltre il 2% in un solo anno, il ritorno di una curva dei rendimenti con pendenza positiva e non più invertita, e la contrazione degli spread di credito hanno consentito la strutturazione di payoff con cedole più elevate, barriere più profonde e strike più favorevoli.