In inglese esistono parole che hanno una forte somiglianza con quelle italiane ma un significato diverso. Si chiamano “false friends” e nascono dalla tendenza della mente umana a cercare scorciatoie e quindi corrispondenze dirette tra l’inglese e la nostra lingua. In ambito finanziario uno dei “falsi amici” più insidiosi è la “duration”: non si tratta della durata effettiva di un titolo obbligazionario, ossia della sua scadenza, che in inglese è indicata come “maturity”, bensì della sua durata media finanziaria, un elemento molto importante da considerare quando si valuta un investimento. A spiegare il perché è Marina Maghelli del Cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe.
«È importante soffermarsi sulla duration se si considera che da sempre gli italiani sono molto propensi all’investimento in Titoli di Stato: gli ultimi dati della Fabi (la Federazione autonoma bancari italiani), parlano di un incremento della quota di debito pubblico, passata dal 7,9% del 2021 al 14,4% del 2025. La duration è un indicatore che va a sintetizzare il grado di rischio dei titoli obbligazionari in modo quantitativo, basandosi su dati misurabili, a differenza del rating che rappresenta un giudizio di tipo qualitativo sull’emittente del titolo. Rappresenta la misura della sensibilità del prezzo di un titolo obbligazionario alle variazioni dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. È espressa in giorni e anni e indica, in un dato momento, la media ponderata dei tempi in cui vengono incassati i flussi di cassa futuri: in altre parole, è il tempo necessario affinché le cedole consentano di recuperare il capitale inizialmente investito. Più alta è la duration, più il prezzo dell’obbligazione oscillerà al variare dei tassi».
Senza addentrarsi nel calcolo matematico necessario a ottenere la duration, capire come impatta sugli investimenti obbligazionari aiuta a compiere scelte di portafoglio più consapevoli.

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia
«La duration di un titolo dipende da fattori come la vita residua, la cedola e la sua frequenza, il rendimento a scadenza, la presenza di opzioni», sintetizza Maghelli. «Più la scadenza è lontana, più la duration è alta. Più le cedole sono elevate e più la duration è bassa perché in tal caso si recupera il capitale più velocemente. Di conseguenza, un portafoglio davvero efficace dovrebbe sempre tenere conto della duration, calibrandola in funzione del proprio orizzonte temporale, delle esigenze di liquidità, dei propri obiettivi di vita, senza perdere di vista lo scenario macroeconomico di riferimento. Attraverso la gestione della duration si può trasformare una variabile tecnica in un alleato strategico che può difendere il capitale nei momenti di incertezza, cogliere le opportunità quando emergono e mantenere la rotta verso i propri obiettivi».
