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Il vecchio dibattito “attivo vs passivo” è superato: ecco perché
Di Rosaria Barrile |
Pubblicato il 4 Novembre 2025
Le due categorie potrebbero presto finire in soffitta. Richard Oldfield, Group ceo di Schroders spiega come l’approccio degli investitori stia già andando in questa direzione

La tradizionale distinzione degli stili di gestione tra attivo e passivo in un contesto di mercato come quello attuale potrebbe avere le ore contate. Richard Oldfield, Group Ceo di Schroders, spiega perché queste due categorie sono destinate a diventare sempre meno rilevanti e come sta cambiando l’approccio degli investitori.
«Negli ultimi anni c’è stata un’esplosione di fondi passivi che non replicano indici ampi, ma si concentrano invece su temi, stili, regioni o altre sottocategorie. Possono essere passivi, ma il processo di utilizzo come elementi costitutivi all’interno di un portafoglio è decisamente attivo. Anche altri fattori stanno guidando una rivalutazione dello stereotipo dello scontro tra attivo e passivo. Ad esempio, la volatilità del mercato degli ultimi mesi ha evidenziato il rischio di concentrazione legato agli indici generali, siano essi globali o statunitensi. Quasi tre quarti dell’indice MSCI World sono costituiti da società statunitensi e solo dieci titoli, principalmente tecnologici, ne costituiscono la metà. La partecipazione passiva nel percorso verso tale concentrazione ha funzionato bene per gli investitori. Dal 2010 l’indice S&P500 ha prodotto rendimenti annuali di quasi il 14%. Con il rafforzamento del dollaro e il consolidamento della posizione dominante delle azioni statunitensi, queste ultime hanno sovraperformato in modo significativo gli altri mercati mondiali. Ma i pericoli sono emersi bruscamente nel sell-off di aprile innescato dai dazi di Trump per il “Giorno della Liberazione”».

 

Richard Oldfield, Group ceo di Schroders

 

Secondo Oldfield, gli investitori stanno già adottando un approccio più intenzionale e consapevole. Per ottenere portafogli più resilienti, hanno deciso di diversificare tra aree geografiche, stili e classi di attività. Nell’ultimo Global Investor Insights Survey di Schroders – condotto tra aprile e maggio tra 995 investitori professionali di tutto il mondo che rappresentano 67mila miliardi di dollari di asset – l’80% degli intervistati ha affermato, infatti, di essere più propenso a utilizzare strategie a gestione attiva nei prossimi 12 mesi. «Di fronte alle insidie di un indice, gli investitori desiderano un approccio che sia anticipatorio o contrarian. Per gran parte degli ultimi due decenni i fattori macroeconomici (bassi tassi d’interesse, abbondante liquidità, eccezionalismo statunitense) hanno sostenuto tutti gli asset. In un contesto di maggiore volatilità, i fattori micro (ad esempio la resilienza degli utili delle singole società) stanno emergendo in primo piano. La necessità di guardare avanti è più pressante. Cosa c’è dietro l’angolo? Una soluzione potrebbe essere un approccio value, in cui le partecipazioni sottovalutate offrono un margine di sicurezza. Altri approcci invece potrebbero essere tematici, ancorati a un settore o a una tendenza».