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Aumentano le imprese in difficoltà che non riescono a pagare i debiti
Di Agrippino Castania |
Pubblicato il 20 Ottobre 2025
Secondo Abi e Cerved, il tasso di deterioramento dei crediti concessi alle aziende toccherà il 2,9%, soprattutto a causa delle misure tariffarie adottate dagli Usa

Le grandi incertezze internazionali che stanno affliggendo l’intero globo terrestre stanno portando delle sane riflessioni anche nel nostro Paese. L’Associazione Bancaria Italiana, insieme a Cerved, ha previsto che nel 2025 il tasso di deterioramento del credito alle imprese si assesterà al 2,9% rispetto al 2,6% del 2024. L’Abi, infatti, è del parere che nel prossimo anno una crescita economica non esaltante dovrebbe spingere questo indicatore al 3%, nonostante il minor livello dei tassi di interesse di mercato. Nel 2027, invece, il valore è dato in calo, cioè al 2,9%. Tra il 2024 e il 2027 si prevedono aumenti più ampi dei tassi di default tra le grandi aziende, nelle aree del Nord-Est, del Nord-Ovest e nel Sud e Isole. A livello settoriale gli aumenti più evidenti si stimano nel comparto delle costruzioni e in quello industriale. A fronte di questa dinamica, a fine 2027 il tasso di deterioramento più elevato si conferma nelle microaziende, nel Sud e Isole e nel settore delle costruzioni.
Abi e Cerved rendono noto che l’elevata incertezza sul piano internazionale è alimentata principalmente dalle recenti misure tariffarie adottate dall’amministrazione statunitense che prevedono dazi sull’export verso gli Usa pari al +15% per i beni italiani ed europei, con picchi fino al +50% per alcune categorie, e aliquote comprese tra il +10% e il +30% per le merci provenienti da gran parte del resto del mondo. «Tali politiche» scrivono in un rapporto «potrebbero generare un significativo rallentamento del commercio globale, con impatti negativi sul fatturato e sulla redditività delle imprese. A questo si aggiunge il perdurare dei conflitti nel mondo, che contribuisce ulteriormente a mantenere elevati i livelli di instabilità. L’instabilità dello scenario è testimoniata anche dall’aumento del tasso di deterioramento del credito delle società non finanziarie riportato da Banca d’Italia: 2,33% nel 2023 contro il 2,16% del 2022 e in ulteriore incremento a 2,55% nel 2024».
Le stime dei crediti deteriorati mostrano uno scenario incerto per le imprese italiane, strette fra tensioni geopolitiche e incertezze economiche legate anche all’introduzione dei dazi targati Usa. Poi bisogna anche sottolineare che nel triennio previsionale si rimane abbastanza lontani dai livelli raggiunti nei periodi di crisi, a conferma di una migliore redditività e posizione patrimoniale delle nostre aziende.

 

Agrippino Castania, vice presidente Confassociazioni Banca e Finanza con delega alla Comunicazione

 

Abi afferma che negli ultimi dieci anni il settore bancario italiano ha fatto progressi nel rafforzamento patrimoniale e nella gestione del rischio di credito, posizionandosi oggi tra i più solidi in Europa. Un punto molto importante per il mondo delle banche. «Le stime mostrano» evidenziano Abi e Cerved «una crescita dei tassi di deterioramento nel 2025 in tutte le classi dimensionali di impresa, con andamenti piuttosto omogenei. Le micro, le piccole e le medie imprese registrano un incremento di 0,3 punti percentuali (dal 2,8% del 2024 al 3,1% le prime; dal 2% al 2,3% le seconde; dall’1,7% al 2% le terze) mentre i tassi delle grandi imprese segnano un rialzo di 0,4 punti (dall’ 1,4% all’1,8%). Le dinamiche settoriali indicano come il flusso dei nuovi crediti in default aumenti in tutti i comparti considerati. Il settore industriale evidenzia l’incremento più consistente (dal 2,3% del 2024 al 2,7%) seguito da quello delle costruzioni (dal 2,8% al 3,1%) che mantiene i tassi di deterioramento più alti, affiancato dai servizi (2,9%, contro il 2,7% del 2024) e dall’agricoltura (2,9% rispetto al 2,6% del 2024)».