Il termine shadow banking system (sistema bancario ombra) è stato coniato da Paul McCulley, ex capo economista della società di gestione globale degli investimenti Pimco, e rappresenta tutto quel mondo che svolge attività finanziarie al di fuori del settore bancario tradizionale e regolamentato. Il significato e la portata del sistema bancario ombra sono oggetto di controversia nella letteratura accademica, ma comprende grosso modo hedge fund, fondi del mercato monetario, veicoli di investimento strutturato (SIV), fondi di investimento creditizio, fondi negoziati in borsa, hedge fund creditizi, fondi di private equity, broker-dealer di titoli, fornitori di assicurazioni sul credito, società di cartolarizzazione e finanziarie. L’espressione “shadow banking” è considerata da alcuni come negativa ed è stato proposto come alternativa il termine “finanza di mercato”. Comunque le si voglia chiamare, svolgono funzioni simili a quelle delle banche, come la trasformazione di fondi a breve termine in attività a più lungo termine (trasformazione delle scadenze) e il trasferimento del rischio di credito, ma sono soggette a una minore supervisione da parte delle autorità, hanno la possibilità di agire a leva e offrono rendimenti maggiori. Non è facile quantificare precisamente, ma alla fine del 2022 S&P Global stima il valore totale del sistema bancario ombra a circa 63 trilioni di dollari a livello globale, con una quota rilevante detenuta dagli Stati Uniti, mentre le fonti più recenti indicano che a livello mondiale gli asset detenuti nel sistema bancario ombra hanno toccato il 78% del Pil globale.
Una massa enorme di attività finanziarie gestita da società che non sono tenute a mantenere riserve finanziarie elevate rispetto alla loro esposizione di mercato. Tranne i fondi del mercato monetario, possono quindi avere un livello molto elevato di leva finanziaria, con un alto rapporto tra debito e attività liquide disponibili per pagare i crediti immediati. Un elevato effetto leva amplifica i profitti durante i periodi di boom e le perdite durante le fasi di recessione.
La questione è che i problemi dello shadow banking system spesso finiscono con il ribaltarsi sul sistema creditizio tradizionale sempre alla ricerca di rendimenti più elevati. Clamoroso l’esempio di Archegos, il family office che è riuscito a scommettere e perdere una decina di miliardi di dollari e ha fatto fallire Credit Suisse. Più recente quello di Tricolor, la società specializzata in crediti auto subprime che portava in garanzia alle banche ed è fallita lasciando un buco di 12 miliardi. Lo shadow banking system e, in particolare, le società che concedevano prestiti immobiliari sono state la scintilla che ha fatto detonare la crisi del 2007 quando la concessione dei mutui negli Usa non dipendeva dalla solidità dei debitori, ma dalla possibilità di infilare questi crediti, diventati presto inesigibili, in prodotti strutturati che sono finiti nei bilanci delle grandi banche e nei portafogli degli investitori.
Insomma, poche regole che lasciano mano libera, rendimenti più alti che ingolosiscono i gestori e grandi rischi. Una triplice scommessa che paga solo quando i tempi sono favorevoli, ma, prima o poi, fa piangere.
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L’ombra che preoccupa gli economisti e gli investitori
Lo shadow banking system, o finanza di mercato, vale il 78% del Pil globale ma ha poche regole e rappresenta un rischio sistemico
