Oro o argento? Mentre l’attenzione di tutti è concentrata sul primo, il secondo sta performando altrettanto bene, se non meglio.
Dall’inizio dell’anno il “parente povero” è passato da 930 a oltre 1.500 dollari al chilo, guadagnando oltre il 60%, mentre il metallo giallo, la cui cavalcata al rialzo era però già partita negli anni scorsi, si è fermato al 48%. Anche dopo il rally, il rapporto oro/argento (usando i 3.850 dollari all’oncia per l’oro e 48 dollari per l’argento) si colloca a 80, ben al di sopra della media degli ultimi 27 anni, pari a 67. Sulla base di questo benchmark, l’argento scambierebbe già più vicino ai 57 dollari l’oncia, a indicare che il metallo potrebbe essere considerato sottovalutato in termini relativi.
«Quella che è cambiata» spiega Daniel Marburger, ceo di StoneX Bullion «è la base industriale: il Silver Institute ha registrato un altro anno record per la domanda. Il 58% della domanda totale deriva dall’industria e circa un terzo di questa dal fotovoltaico per l’energia solare. Unita a un persistente deficit di mercato, la domanda strutturale restringe l’equilibrio di medio termine. Un contesto che sostiene l’argento, anche se gli investitori dovrebbero attendersi oscillazioni maggiori rispetto all’investimento in oro»
«I driver di domanda dell’argento» aggiunge Matt Lodge, commodities investment strategist di Global X «si stanno spostando da un mix prevalentemente ciclico (elettronica, gioielleria, investimento) verso programmi pluriennali e strutturali: data center per l’AI, modernizzazione della difesa, infrastrutture energetiche. Questo è rilevante per gli investitori: se una quota maggiore dei consumi di argento deriva da progetti a lungo termine e da budget governativi, la domanda del metallo potrebbe sganciarsi dai cicli economici più brevi, modificando potenzialmente il suo profilo di rischio, che diventa sempre più legato ad acquisti di medio-lungo periodo».
Come per l’oro c’è un problema di estrazione del prodotto insufficiente. La crescita incrementale resta limitata mentre il mercato continua a registrare deficit. Il 2024, infatti, ha segnato il quarto deficit strutturale consecutivo, con un calo cumulativo delle scorte dal 2021, mentre la domanda industriale segna un nuovo record.
I canali per comprare argento sono gli stessi dell’oro: banche, istituti finanziari, rivenditori autorizzati o utilizzare una piattaforma online. «Per quanto riguarda la scelta del prodotto» conclude Marburger «la liquidità e la diffusione sono fondamentali. Tra gli investitori privati, i lingotti da un chilo e le monete da un’oncia rappresentano i tipici punti di ingresso. Nel breve termine il mercato appare eccessivamente comprato, quindi le correzioni non devono stupire ma la motivazione strategica per l’acquisto di argento, grazie alla duplicità del suo ruolo come metallo prezioso ma anche industriale, resta forte. Con l’argento su livelli record, infatti, l’investitore deve essere consapevole. Si può certamente iniziare ora a investire nel metallo grigio ma è preferibile non scegliere un approccio “in un’unica soluzione”. Piuttosto, un’allocazione scaglionata è quella che funziona meglio per i clienti del wealth management: consiste nel costruire una posizione nel corso di settimane o mesi in modo da ridurre il rischio del timing».
ARTICOLI
Il prezzo dell’argento da inizio anno è cresciuto più di quello dell’oro
Il rapporto tra i due si colloca a quota 80, ben al di sopra della media degli ultimi 27 anni, pari a 67. Sulla base di questo benchmark, il metallo grigio dovrebbe essere scambiato attorno ai 57 dollari l’oncia, dieci in più di quelli attuali
