In un sistema pensionistico a ripartizione come quello italiano, le pensioni erogate in un determinato periodo sono finanziate principalmente dai contributi versati dai lavoratori in quel momento attivi. Questi sistemi, utilizzati oggi dalla maggior parte dei regimi previdenziali pubblici obbligatori, si basano però su un equilibrio generazionale. «Lo squilibrio nel sistema previdenziale è causato dall’invecchiamento demografico: a fronte di un aumento delle prestazioni pensionistiche da pagare non si verifica un incremento della contribuzione da parte di nuovi lavorativi attivi», precisa Marina Maghelli, membro del cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe. «L’Italia è uno dei Paesi più “vecchi” tra i Paesi europei e la spesa per le pensioni pubbliche è tra le più alte dell’Unione Europea. Secondo le analisi del Mef si stima che la spesa pensionistica italiana salirà nei prossimi anni fino a raggiungere un picco nel 2040, per poi diminuire entro il 2070. Per continuare a garantire il pagamento delle pensioni, il Legislatore potrebbe quindi decidere di compensare tale gap attraverso trasferimenti a carico della fiscalità generale, oppure approvare riforme che vanno a ridurre l’importo della pensione erogata, o alzare i requisiti in termini di età anagrafica e di anni di contribuzione».Per effetto delle riforme pensionistiche introdotte negli ultimi decenni, l’importo delle pensioni erogate è già oggi più basso rispetto all’ultima retribuzione percepita dal lavoratore e in futuro questo divario potrebbe persino aumentare.

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia
«Dieci milioni di italiani hanno già da tempo scelto di rivolgersi alla previdenza complementare, che ha come finalità quella di garantire risorse sufficienti per mantenere un tenore di vita adeguato anche dopo aver smesso di lavorare», sottolinea Maghelli. «Solo il 20% dei giovani però vi ha aderito e, in base a queste previsioni, si troveranno ad affrontare due sfide principali. In primis, chi comincerà a lavorare più tardi o avrà una carriera non lineare, rischia di accumulare meno contributi e quindi ricevere pensioni molto più basse rispetto all’ultima retribuzione. Secondo, in virtù del sistema contributivo, il montante che ognuno accumulerà nel corso degli anni sarà decisivo. Molti, purtroppo, si accorgono della previdenza solo più avanti con l’età, quando per accumulare un capitale adeguato servono versamenti elevati e il tempo non basta più. Il vero vantaggio, invece, nasce iniziando presto, dato che possono aderire anche i minorenni e i soggetti fiscalmente a carico. Bisogna ricordare, infatti, che anche piccoli versamenti, effettuati con costanza per un lungo periodo, permettono di ottenere un buon risultato grazie all’effetto dell’interesse composto e al potere del tempo, veri e propri motori di crescita del capitale».
