«Non ci penso, è troppo lontano». È questa la risposta più comune tra i giovani lavoratori italiani, compresi tra i 25 e i 35 anni, quando si parla di previdenza. Una generazione intrappolata nel “presentismo”, che fatica a immaginare un domani stabile e trascura strumenti come i fondi pensione, pur essendo fondamentali per il loro futuro. Lo rivela la ricerca Demia e il vox populi confezionato dalla redazione di FocusRisparmio alla base nella quinta puntata di “Alleati per il futuro”, format promosso da Allianz Bank FA, nella quale Paolo Pellegrini, vicedirettore generale di Mefop spa, Daniela Oliboni, ceo di Hermes Consulting e Luca Dann, co-founder e head of content di Bank Station, hanno esaminato motivazioni sociologiche, psicologiche, economico-finanziarie e comunicative del fenomeno.
Oliboni delinea un quadro preciso: i giovani under 35 sono cresciuti in un mondo di incertezze – lavoro precario, famiglie frammentate, crisi economiche – che li ha resi “disorientati” e per questo la loro attenzione è tutta dedicata al presente. Evidenza che trova riscontro nella ricerca di Demia, secondo la quale solo il 26% degli under 35 aderisce a fondi pensione, il 33% non è interessato e il 31% rimanda.
Pellegrini le fa eco ricordando che dal 1995 vige il sistema contributivo, che rende la pensione pubblica insufficiente. I fondi complementari sono essenziali, ma sottoutilizzati, secondo l’esperto, per diversi motivi. Il primo tra questi è la scarsa informazione. Chiosa Pellegrini: «Pochi sanno che con 15 anni di adesione, la tassazione scende dal 15% al 9%». Ma anche a causa di pregiudizi che vedono i fondi pensioni immersi in un “mondo complicato” che non permette “di toccare i soldi.” In realtà, spiega l’esperto, «il Tfr nel fondo pensione è più sicuro perché evita il rischio aziendale ed è anche più flessibile visto che permette diversi anticipi prima di otto anni».
La domanda che sorge fisiologicamente dalla discussione è: ma se la situazione attuale è la seguente a chi vanno imputate le colpe? Non è così semplice, però sicuramente c’è stato uno scollamento tra lavoratori e istituzioni. Per Luca Dann un demerito si può inscrivere alla comunicazione delle istituzioni che «non spiegano come prepararsi alla pensione» e che in passato hanno sottovalutato l’importanza di raccontare ai lavoratori in maniera più semplice e approfondita il passaggio da regime retributivo a contributivo.
Si giustifica così forse anche il dato della ricerca di Demia, secondo il quale i giovani cercano informazioni online per il 34%. Che di per sé non è un male, spiega Dann: «L’errore peggiore è non fare nulla». «Usate le risorse gratuite online» invita Dann, «poi consultate un esperto». L’importante, insomma, è muoversi in direzione del proprio futuro pensionistico. Anche se con dubbi e domande aperte.
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La previdenza complementare per gli under 35 tra fatica di pensare al domani e opportunità
Nella quinta puntata di “Alleati per il futuro”, Paolo Pellegrini (Mefop), Daniela Oliboni (Hermes Consulting) e Luca Dann (Bank Station) discutono sul fenomeno che vede i giovani lavoratori sotto i 35 anni disinteressarsi del proprio futuro pensionistico: incertezze, comunicazione e pregiudizi sul banco degli imputati
