Sono finiti i tempi della paccottiglia cinese, della merce di bassa qualità a prezzo basso. Negli ultimi anni la Cina ha messo la freccia e corre in corsia di sorpasso nei settori ad alta tecnologia. Non importa se la sua rincorsa è motivata dalla necessità di non dipendere dalle forniture di potenziali nemici come nel caso delle energie rinnovabili, promosse perché non ha petrolio e non vuole dipendere dagli altri. In ogni caso, dietro questi scatti in avanti ci sono politiche industriali mirate, investimenti pubblici massicci in ricerca e sviluppo, e un sistema formativo che sforna ogni anno milioni di laureati Stem. Tutti motivi per prenderla sul serio all’interno di una strategia di investimento globale, e non solo per il peso crescente delle sue aziende in settori ad alto potenziale, ma per il ruolo strutturale che il Paese sta assumendo nei nuovi equilibri economici internazionali.
«La Cina non si accontenta più di essere la “fabbrica del mondo”» spiega Giacomo Calef, country head Italia di NS Partners «ma punta a una leadership tecnologica in grado di superare le economie occidentali nei settori strategici e imporsi come potenza globale. Pechino sta guadagnando terreno non solo nella produzione, ma anche nell’innovazione tecnologica. Nel biotech, ad esempio, gli Stati Uniti e l’Europa hanno finora dominato grazie a giganti come Novo Nordisk ed Eli Lilly, protagonisti della rivoluzione dei farmaci Glp-1 contro diabete e obesità. Ma i costi elevati di queste terapie nei mercati sviluppati stanno sollevando interrogativi su accessibilità e sostenibilità, aprendo spazi a nuovi attori. La Cina si è mossa con determinazione: un esempio è Sciwind Biosciences, che ha sviluppato l’ecnoglutide, un agonista Glp-1 in fase III. Nei trial clinici su 499 pazienti si sono registrate riduzioni ponderali medie del 9,9-15,4% in 48 settimane, risultati paragonabili a quelli di Wegovy».
La spinta innovativa cinese non si limita al biotech. Gli Stati Uniti potevano tranquillamente essere i leader mondiali nel settore delle energie rinnovabili: hanno creato le prime celle fotovoltaiche al silicio negli anni ’50 e le prime batterie ricaricabili al litio-metallo negli anni ’70. Il primo parco eolico al mondo fu costruito nel New Hampshire quasi 50 anni fa e Jimmy Carter installò pannelli solari alla Casa Bianca nel 1979. Ora la Cina domina il mercato globale ed è leader nella produzione di pannelli solari, batterie agli ioni di litio e veicoli elettrici. La Cina ha erogato centinaia di miliardi di dollari in sussidi ai produttori di energia eolica, solare e di auto elettriche, proteggendo al contempo i propri mercati dalla concorrenza straniera. E ha anche stabilito un quasi-monopolio globale su molte materie prime chiave, come il cobalto per le batterie.
La Cina ha, poi, identificato l’IA come un’industria chiave nel piano “Made in China 2025” e sta investendo in modo massiccio per raggiungere la leadership mondiale nel settore. «Anche nel campo dell’Intelligenza artificiale» prosegue Calef «il Paese ha accelerato sullo sviluppo di chip proprietari (Huawei, Cambricon) e infrastrutture cloud domestiche, grazie a forti incentivi pubblici».
Jian Pan, co-presidente di Catl, il più grande produttore mondiale di batterie per veicoli elettrici e reti elettriche non ha nessun dubbio su cosa accadrà in futuro: «È difficile convincere la Cina a impegnarsi per un obiettivo a lungo termine. Ma quando ci impegniamo, vogliamo davvero realizzarlo, e tutti gli aspetti della società – governo, politica, settore privato, ingegneria, tutti – lavorano duramente per raggiungere lo stesso obiettivo con uno sforzo coordinato».
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