Gestire i propri risparmi non è semplice: a impedirci di compiere le scelte giuste, tuttavia, non è la mancanza di informazioni, oggi ampiamente disponibili, bensì il nostro rapporto con i soldi, inteso come il modo in cui li consideriamo e li utilizziamo sia in modo consapevole, sia in maniera inconscia. Come liberarsi da convinzioni errate e da abitudini radicate nel tempo? Lo abbiamo chiesto a Marina Maghelli del cda di Efpa Italia, una delle affiliate di Efpa Europe.
«Il primo passo è capire come pensiamo al denaro: è la premessa indispensabile per imparare a investirlo con razionalità e consapevolezza. In questa operazione ci viene in aiuto la finanza comportamentale, una disciplina che studia come le emozioni e i fattori psicologici influenzano le decisioni finanziarie delle persone. Uno dei concetti chiave per comprendere i meccanismi che condizionano il comportamento degli investitori è quello della contabilità mentale».
Teorizzato dall’economista Richard Thaler, Premio Nobel per l’Economia nel 2017, il “mental accounting” descrive la naturale tendenza umana a suddividere il denaro in categorie mentali distinte e a gestirle in modo diverso in base allo scopo percepito.
«È come se ciascun individuo creasse nella propria mente dei “cassetti finanziari”: uno per le spese quotidiane, uno per le vacanze, uno per i risparmi a lungo termine, uno per le emergenze e così via. Questa struttura mentale, sebbene utile per semplificare le decisioni, può portare a comportamenti irrazionali, come una diversificazione poco efficace, l’incapacità di vedere il portafoglio nel suo insieme, ad accumulare denaro sui conti correnti e a non porsi le domande corrette», spiega Maghelli che si sofferma su uno dei bias più comuni, ossia la distinzione tra “entrate da reddito” (come cedole o dividendi) e “capitale investito”.

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia
«Molti investitori si sentono più a loro agio nello spendere gli interessi di un’obbligazione o i dividendi di un’azione e al contrario provano disagio all’idea di vendere parte del capitale. Questa preferenza psicologica si basa sull’idea che i proventi siano “soldi guadagnati”, mentre il capitale è percepito come “intoccabile”, nonostante facciano parte entrambi dello stesso patrimonio. Ed è qui che può entrare in gioco il Goal-Based Investing. Questo approccio permette di valorizzare il concetto di contabilità mentale trasformandolo da limite a risorsa. Ogni obiettivo finanziario – l’acquisto di una casa, l’istruzione dei figli, una pensione serena – viene trattato come un “cassetto” dedicato, ma gestito in modo razionale e motivante. Ogni “comparto” ha il proprio orizzonte temporale, il proprio profilo di rischio e una strategia di investimento coerente. In pratica la pianificazione per obiettivi, per quanto derivante dalla nostra tendenza inconscia alla “contabilità mentale”, offre il vantaggio di ridurre l’influenza delle emozioni sugli investimenti e di aiutare ad affrontare le fluttuazioni di mercato con maggiore serenità, allineando così le scelte di investimento con i propri obiettivi di vita».
