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Pianificare per vivere a lungo sereni: ecco la ricetta per affrontare il futuro
Di Rosaria Barrile |
Pubblicato il 26 Ottobre 2026
Secondo una ricerca di Finer Finance Explorer, presentata in occasione dell’ultimo Efpa Italia Meeting, solo il 33% investe regolarmente

Nell’affrontare le spese quotidiane e nel gestire la liquidità accantonata, gli italiani si confermano più formiche che cicale. Il risparmio continua a essere considerato come un paracadute per affrontare gli imprevisti, uno strumento per gestire meglio i bisogni futuri e per mantenere inalterato il tenore di vita anche dopo il termine del periodo lavorativo. A fornire alcune di queste evidenze è l’indagine “Planning better, living longer: italiani più cicale o formiche?” realizzata dal centro di ricerca Finer Finance Explorer e presentata in occasione dell’ultimo Efpa Italia Meeting (che si è tenuto a Firenze il 21 e il 22 ottobre), l’evento annuale organizzato dall’affiliata italiana all’associazione Efpa Europe che riunisce i professionisti del risparmio, per una due giorni di aggiornamento, dialogo e confronto.
«Gli italiani si confermano un popolo di risparmiatori; ben il 66% preferisce rinunciare a qualcosa nel presente per ottenere una maggiore sicurezza economica futura, un dato che arriva all’85% per chi è seguito da un professionista della consulenza finanziaria», sottolinea Marina Maghelli del cda di Efpa Italia.
La ricerca, che ha analizzato le risposte di oltre 9mila individui rappresentativi della popolazione italiana, ha infatti evidenziato come solo il 34% sia incline a spendere senza preoccuparsi del futuro. Nonostante ciò, coloro che scelgono di destinare la liquidità verso strumenti di investimento sembrano più mossi da una generica esigenza di “pensare al futuro”, piuttosto che dalla consapevolezza del valore di una pianificazione finanziaria a lungo termine. «Tra le generazioni esistono ovviamente differenze nell’approccio al risparmio. Se si guarda alla generazione dei boomer emerge come ben l’83% sia incline al risparmio. Quando si guarda tuttavia al modo in cui questo risparmio viene utilizzato, i dati fanno riflettere: il 40% mantiene la liquidità sul conto, il 31% effettua investimenti occasionalmente, il 12% acquista immobili, il 26% fa investimenti regolari tramite Pac, mentre il 7% ha effettuato versamenti nella previdenza complementare o in un fondo pensione. Solo il 33%, quindi, investe regolarmente, percentuale che cambia sensibilmente tra gli intervistati seguiti dai professionisti del risparmio, salendo al 49%».
La situazione delle nuove generazioni è tuttavia più critica perché le cicale sono mediamente il doppio rispetto alle generazioni precedenti e solo un quarto mette al sicuro i propri risparmi con investimenti finanziari o attraverso l’adesione a forme di previdenza complementare. «Ben il 49% della Gen Z, ossia dei nati tra il 1997 e il 2005, mantiene i risparmi sul conto contro il 44% della Gen y e il 35% della Gen X. Anche gli obiettivi per il proprio futuro differiscono a seconda della generazione: per i boomer è prioritario mantenere lo stesso stile di vita (66%) mentre nei più giovani la quota scende al 39%, un dato che rivela come questi ultimi confidino ancora sulla pensione pubblica. In questo scenario, il ruolo della consulenza, attraverso la capacità di ascolto e l’utilizzo di strumenti adeguati, l’analisi dei rischi e delle opportunità, assume quindi un ruolo centrale nell’indirizzare e accompagnare le diverse generazioni, non tanto verso un generico approccio al risparmio, quanto piuttosto verso pianificazione finanziaria e previdenziale corretta, consapevole e sostenibile nel tempo».