Seleziona una pagina

ARTICOLI

Midterm, l’incognita Trump sull’economia
Di Franco Oppedisano |
Pubblicato il 26 Ottobre 2026
Il 70% degli americani teme che il presidente cercherà di neutralizzare la sconfitta impugnando il voto. Economia a rischio

Il 70% dei cittadini americani ritiene che il presidente Donald Trump non accetterà una eventuale sconfitta dei Repubblicani alle imminenti elezioni di Midterm che limiterebbe i poteri della Casa Bianca. Questa profonda incertezza istituzionale si proietta su un sistema economico da 29.000 miliardi di dollari di Prodotto interno lordo complessivo, dove la stabilità delle regole rappresenta il pilastro fondamentale per la fiducia degli investitori globali. Gli analisti evitano di fare previsioni esplicite su questo scenario, ma i modelli macroeconomici permettono già di stimare gli impatti finanziari attraverso i precedenti storici caratterizzati da una forte tensione politica ed elettorale.
Il mercato azionario statunitense, con una capitalizzazione complessiva che supera i 55.000 miliardi di dollari, reagirebbe immediatamente alle crisi di governance. Nel 2020, durante le prime contestazioni sul voto, l’indice della volatilità VIX registrò oscillazioni superiori ai 40 punti, una quota doppia rispetto alla media standard del periodo. Una contestazione formale della Casa Bianca sul voto legislativo provocherebbe un deflusso rapido di capitali dai mercati azionari verso i titoli di Stato a breve termine, determinando una contrazione immediata degli indici S&P 500 e Nasdaq stimata tra il 5% e il 10% nelle prime 72 ore successive allo spoglio delle schede.
L’effetto principale sul bilancio federale riguarda la gestione del debito pubblico, che ha raggiunto la cifra di 40.000 miliardi di dollari. La mancata transizione formale dei poteri al Congresso paralizzerebbe le trattative sul tetto del debito. Nel 2011 e nel 2023, i ritardi legislativi su questo fronte portarono le agenzie Standard and Poor’s e Fitch a declassare il rating sovrano degli Stati Uniti dal livello AAA al livello AA+. Un nuovo declassamento causato dal rifiuto presidenziale di riconoscere la maggioranza parlamentare aumenterebbe i tassi di interesse sui Treasury dello 0,5%, traducendosi in 180 miliardi di dollari di costi aggiuntivi annuali per il bilancio dello Stato.
La paralisi legislativa genererebbe anche un’incertezza senza precedenti in grado di bloccare la macchina dei consumi privati, che vale il 70% del Pil americano, e spingerebbe le aziende a congelare i piani di investimento industriale per miliardi di dollari.
Sul piano valutario, l’indice del dollaro rispetto alle sei principali monete globali subirebbe un deprezzamento stimato tra il 3% e il 5%, riducendo il potere d’acquisto della valuta e alimentando le pressioni inflazionistiche interne a causa del costo maggiore delle merci estere importate. La Fed dovrebbe alzare i tassi di sconto, alimentando una spirale che penalizzerebbe i listini azionari, il corso delle obbligazioni e i consumi interni.
I partner commerciali subirebbero le conseguenze di questa instabilità, rallentando gli scambi globali che per gli Stati Uniti valgono oltre 5.000 miliardi di dollari l’anno fra importazioni ed esportazioni, compromettendo le catene di fornitura. Una crisi istituzionale prolungata si tradurrebbe in una perdita immediata di punti percentuali di crescita del Pil, trasformando lo scontro politico in un fattore di recessione per l’intero sistema economico occidentale.