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Investimenti finanziari, l’intelligenza artificiale non è sufficiente
Di Redazione |
Pubblicato il 12 Ottobre 2026
Secondo una ricerca di Ipsos per conto di OVB, società tedesca di servizi patrimoniali, la maggioranza degli intervistati usa l’IA per comprendere temi economici, ma quasi l’80% non si fida delle informazioni fornite

Gli italiani usano ormai abitualmente l’intelligenza artificiale per informarsi e comparare i prodotti, ma si fidano ancora poco di quello che apprendono attraverso l’IA e, quando devono decidere un investimento finanziario, preferiscono affidarsi a un consulente. Si aspettano, tuttavia, che, nei prossimi 5 anni, la combinazione tra consulente finanziario e IA migliorerà la qualità della consulenza.
Sono queste le principali evidenze italiane della ricerca europea su “La consulenza finanziaria nell’era dell’IA”, realizzata dalla società Ipsos per conto di OVB Holding, società tedesca specializzata nei servizi di gestione patrimoniale che opera nei principali mercati europei. L’indagine ha riguardato l’orientamento sull’attuale impiego dell’IA nella gestione degli investimenti finanziari e le aspettative sulla consulenza del prossimo futuro. Sono state intervistati 5.000 risparmiatori, di età compresa tra 18 e 75 anni, rappresentativi della popolazione di cinque Paesi (Italia, Spagna, Germania, Ungheria e Repubblica Ceca).
L’IA è diventata una delle fonti che permettono di raccogliere informazioni sulle questioni finanziarie e assicurative. Il 43% degli italiani (percentuale che sale al 60 nella popolazione tra 18 e 34 anni) la usa regolarmente od occasionalmente. Oltre la metà (52%), in particolare, utilizza ChatGPT, Copilot o Gemini per comprendere i temi finanziari; il 41% per acquisire informazioni sui prodotti e compararli; il 26% per pianificare gli investimenti finanziari.
A questo crescente utilizzo non corrisponde un simile livello di fiducia: il 41% dichiara di avere una fiducia parziale nelle informazioni fornite dall’IA, il 21% di averne poca, il 16% di non averne affatto. Al contrario, il 22% esprime una fiducia elevata.
La principale preoccupazione nei riguardi dell’IA (ricorre nel 50% delle risposte) è che le raccomandazioni fornite non siano corrette o siano inappropriate. Nel loro mancato utilizzo, pesano molto l’assenza di un contatto personale (38%), la mancata considerazione della propria situazione personale (32%) e il timore per la protezione dei dati personali (32%).
I risultati del sondaggio suggeriscono che il basso livello di fiducia nell’IA è il motivo per cui, quando si tratta di prendere una decisione finanziaria importante, tre quarti degli italiani (75%) preferiscono affidarsi, esclusivamente o principalmente, a un consulente personale. Solo il 5% preferisce l’IA, mentre uno su cinque (20%) ripone la stessa fiducia sia in un consiglio personale sia in una raccomandazione fornita dall’IA.
Analogamente, il 40% degli italiani non investirebbe sulla base di una raccomandazione dell’IA e quasi un altro terzo (31%) seguirebbe la raccomandazione soltanto se confermata da un consulente finanziario.
Gli italiani attribuiscono un’importanza particolarmente elevata alla consulenza individuale prestata da un consulente finanziario, opinione condivisa dal 70% degli intervistati, la percentuale di gran lunga più elevata tra i cinque Paesi oggetto della ricerca, la cui media si attesta al 59%.
Le aree in cui più è avvertito il bisogno di un consulente sono quattro: investimenti/accumulo patrimoniale e previdenza pensionistica (ciascuna delle due voci ricorre nel 51% delle risposte); l’assicurazione sulla vita e la consulenza sul credito (ciascuna delle due voci ricorre nel 26% delle risposte).
Le risposte fornite dal campione configurano, per il futuro, un modello di consulenza ibrido. Gli italiani riconoscono il potenziale della tecnologia e ben la metà degli intervistati si aspetta che, tra cinque anni, la combinazione tra consulente finanziario e IA migliorerà la qualità della consulenza finanziaria. Le aspettative in questo senso raggiungono in Italia il valore più alto (51%) tra i cinque Paesi oggetto della ricerca collocandosi al di sopra della media (47%).