Il mercato sembra aver dato un chiaro segnale negli ultimi anni: le soluzioni di investimento più gettonate sono i fondi passivi o semi-attivi, che ormai attraggono flussi significativi da tempo. Inoltre, le principali società di gestione continuano a lanciare fondi passivi per coprire mercati, settori o temi specifici.
In uno scenario di questo genere, qual è la scelta giusta tra fondi attivi e passivi?
Per anni i fondi attivi hanno rappresentato il principale strumento di investimento sia per gli investitori istituzionali sia per la clientela retail. Il mercato dei fondi era ampiamente dominato dalle soluzioni attive, mentre quelle passive ricoprivano un ruolo marginale. Oggi lo scenario sembra completamente cambiato.
All’interno di un portafoglio di investimento, è corretto prevedere sia fondi attivi sia fondi passivi. I fondi passivi, per loro natura, tendono a replicare fedelmente gli indici di mercato, di settore o di sottosettore a cui fanno riferimento e non assumono posizioni specifiche sui singoli titoli. Anche i fondi semi-attivi hanno una possibilità limitata di discostarsi in modo significativo dal benchmark di riferimento.
I fondi passivi hanno quindi il pregio di replicare l’andamento di un indice rappresentativo di un Paese o di un settore, con commissioni di gestione generalmente contenute. Tuttavia, possono emergere alcune controindicazioni: recentemente, in alcuni indici azionari, determinate società hanno raggiunto capitalizzazioni molto elevate, diventando fortemente condizionanti per l’andamento dell’indice stesso.

Lorenzo Alfieri, Intesa Sanpaolo Private Banking Financial Consultant
Se guardiamo al mercato azionario americano e alle grandi società tecnologiche, le cosiddette Magnifiche Sette, vediamo come queste aziende abbiano raggiunto dimensioni tali da rappresentare da sole oltre un terzo dell’intero indice azionario. Se tali società salgono o scendono, gli effetti sugli indici possono essere molto significativi, a prescindere dall’andamento di tutte le altre aziende rappresentate. Rischia quindi di venire meno quel concetto di diversificazione che è fondamentale per la corretta gestione del portafoglio.
I fondi attivi, invece, sono generalmente composti da titoli scelti direttamente dal gestore, che analizza il Paese, il settore o le singole società e decide quali selezionare in base alle proprie previsioni sui futuri risultati aziendali. Il gestore può quindi individuare le aziende più interessanti, a prescindere dal loro peso nell’indice, con l’obiettivo di generare valore aggiunto nel tempo rispetto al benchmark.
Per questo motivo, scegliere fondi attivi può essere un’interessante alternativa, soprattutto quando un indice o un settore risulta fortemente condizionato dalle grandi aziende. La diversificazione rimane sempre la prima e più importante regola nella gestione del proprio portafoglio: sia i fondi attivi sia quelli passivi possono trovare una corretta collocazione, a prescindere dalle mode del momento.
