Nel turismo contemporaneo l’eccellenza non può più essere letta per compartimenti separati. La qualità della camera, del servizio, della ristorazione e dell’esperienza territoriale concorrono a costruire un unico giudizio: quello dell’ospite. È questa, a mio avviso, la vera sfida dell’ospitalità italiana.
I dati del Barometro del Turismo di Federalberghi fotografano una trasformazione significativa. Negli ultimi dieci anni il numero complessivo degli hotel è rimasto sostanzialmente stabile (+0,2%), ma l’offerta si è spostata decisamente verso l’alto di gamma: +22,6% per i quattro stelle e +83% per i cinque stelle. È una metamorfosi che riflette anche l’attrattività crescente dell’Italia nei confronti della domanda internazionale.
E qui entra in gioco il Food & Beverage. In un hotel di fascia alta, la ristorazione non è più semplicemente un servizio per chi dorme in struttura: può diventare un elemento identitario, un motivo di scelta e un punto di contatto con la destinazione. Colazione, ristorante, bar, rooftop, eventi e proposte gastronomiche contribuiscono a definire il posizionamento dell’hotel tanto quanto il prodotto camere.
La crescita della domanda straniera rafforza questa dinamica. Nel 2025 la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia è aumentata del 4,6%, raggiungendo 56,7 miliardi di euro. Il valore non sta soltanto nei maggiori ricavi, ma nella possibilità di intercettare una domanda che cerca qualità, autenticità e nuove esperienze. In questo scenario, il gusto diventa uno dei linguaggi più efficaci attraverso cui raccontare l’Italia.Un hotel può farlo costruendo relazioni con produttori, aziende agricole, cantine, artigiani e operatori culturali. Il piatto non è più soltanto ciò che arriva al tavolo: è il racconto di una filiera, di un territorio, di una cultura. È così che l’hotel smette di essere un’isola e diventa un interprete della destinazione.

Palmiro Noschese, presidente Confassociazioni Tourism Food Hospitality
Anche il mercato del lavoro segnala questa evoluzione. Nel primo semestre 2026 le partite IVA attivate per i servizi di alloggio sono cresciute del 9,4%, mentre le previsioni sui lavoratori in entrata nel turismo indicano un +1,6%. Ma la crescita quantitativa deve essere accompagnata da competenze adeguate. Perché l’eccellenza integrata non nasce dalla somma di servizi eccellenti: nasce dalla loro capacità di dialogare. È qui che le persone fanno ancora la differenza. Un professionista F&B non deve soltanto conoscere un prodotto, ma saperlo raccontare; chi accoglie non deve soltanto erogare un servizio, ma creare una relazione. Tecnologia ed efficienza possono sostenere questo percorso, ma empatia, ascolto e capacità di interpretare l’ospite restano decisive.
La vera opportunità per l’Italia è quindi superare la logica dei singoli comparti e costruire un ecosistema nel quale hospitality, ristorazione, cultura, produzione e territorio lavorino insieme. Perché l’eccellenza, oggi, non è soltanto ciò che offriamo. È la coerenza con cui riusciamo a trasformarlo in un’esperienza autentica, riconoscibile e memorabile.
