Il mercato dei Certificati continua a crescere e nel primo semestre del 2026 segue un trend sempre più strutturale. Dopo il record già registrato nei primi tre mesi dell’anno, il totale dei collocamenti nel semestre è stato di 18.375 milioni di euro portando al miglior risultato di sempre per il mercato italiano.
Dopo le tensioni legate al Medio Oriente e all’andamento dei prezzi energetici tra marzo e aprile, il quadro finanziario è migliorato. La tenuta degli utili societari, il ritorno dell’interesse per il comparto tecnologia e la minore volatilità hanno spinto la propensione al rischio. In Europa il clima di mercato è costruttivo e Milano ha continuato a beneficiare del peso di bancari, energetici e utility. L’evoluzione del quadro geopolitico e le prossime decisioni delle banche centrali meritano comunque attenzione.
Secondo le elaborazioni Acepi (Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento), nel secondo trimestre 2026 gli emittenti associati, ai quali si aggiunge Marex, hanno collocato sul mercato primario 8.826 milioni di euro (+38% rispetto allo stesso periodo del 2025). Il rallentamento (-8%) rispetto ai 9.549 milioni del primo trimestre è fisiologico e non muta la traiettoria di crescita del mercato.
Tra aprile e giugno gli emittenti hanno lanciato 762 Certificati, nuovo massimo storico e +17% rispetto al precedente record di tre mesi prima.
Il livello dei tassi di interesse nel corso del secondo trimestre ha consentito agli emittenti di costruire payoff competitivi e a giugno la Bce ha aumentato i tassi ufficiali di 0,25%. La graduale riduzione della volatilità e degli spread creditizi hanno migliorato il profilo rischio-rendimento delle nuove emissioni capaci di combinare protezione del capitale, rendimento cedolare e vari livelli di rischio.
I Certificati a capitale protetto sono ancora il segmento principale (57% dei collocamenti). La loro incidenza è però in graduale diminuzione rispetto ai trimestri precedenti poiché gli investitori sono disponibili a valutare prodotti con protezione condizionata in cambio di rendimenti maggiori.
La quota dei certificati condizionatamente protetti è stabile (35%). Continua a crescere il peso dei Credit Linked (7%).
Aumenta la domanda di strumenti utili a diversificare il portafoglio anche con l’esposizione al rischio di credito ampliando l’investimento oltre ai soli mercati azionari. La ricerca di reddito periodico è il principale elemento che orienta le scelte degli investitori. Tra i Certificati a capitale protetto, i Digital coagulano il 63% dei collocamenti. Tra i prodotti condizionatamente protetti, gli Express raggiungono il 55% della raccolta.
Queste strutture risultano interessanti grazie alla combinazione di cedole periodiche con il meccanismo di autocallability che a determinate condizioni consente agli investitori di recuperare il capitale prima della scadenza liberando liquidità.
Il rapporto tra certificati condizionatamente protetti e a capitale protetto supera oggi il 61% (circa 50% nel 2022) evidenziando maggiore propensione al rischio degli investitori. I numeri confermano che la protezione del capitale è imprescindibile nella costruzione dei portafogli. Emerge infatti una crescente attenzione a strumenti che adattano la soglia di protezione agli obiettivi dell’investitore, conciliando potenziale di rendimento e controllo della volatilità.
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La raccolta è record: superati i 18,3 miliardi di euro nel primo semestre
Gli strumenti finanziari a capitale protetto rappresentano ancora oltre la metà dei collocamenti, ma la loro incidenza sul totale è in graduale diminuzione
