Il nome è disarmante nella sua semplicità, e proprio per questo funziona: salvadanaio previdenziale. L’ha lanciato il presidente della Covip, Mario Pepe, tra l’altro non un tecnico ma un politico fine; l’ha fatto proprio il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, uomo di Stato ma anche di mercato; l’ha elogiato il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani, rappresentante di tutti gli assicuratori. Tre vertici che di consueto si ossequiano a vicenda ma a prudente distanza e che su questa idea convergono.
Già questo fa capire che siamo davanti a qualcosa di più di una trovata d’agosto. L’idea, spogliata dei tecnicismi, è elementare: un piccolo versamento mensile, vincolato, fiscalmente agevolato, che lavora per decenni e che traguardando i 65 anni si trasforma in un’auto-liquidazione vera e propria. Chi dice 160mila euro, chi addirittura 400mila: dipende, ovviamente, da quanto si versa. Un Tfr che ciascuno si costruisce da sé, con la differenza che qui il lavoro pesante lo fa il tempo, non lo stipendio.
Che sia anche un grande business è evidente, e sarebbe ipocrita far finta di no: mille miliardi di attivi assicurativi, l’industria dei fondi pensione, le reti bancarie e Poste si contendono la gestione prima ancora che la norma esista. Ma un business non è un difetto, se il prodotto serve. E qui serve, perché la fotografia è impietosa: appena il 38% degli italiani ha un piano previdenziale integrativo, e chi lascerà il lavoro nei prossimi anni rischia di vedersi tagliare il tenore di vita di circa il 40%. Il secondo e il terzo pilastro, l’integrazione collettiva e quella individuale della pensione pubblica, non sono mai davvero decollati perché li abbiamo raccontati come una scelta da fare a quarant’anni, quando in realtà è già tardi per risolvere i problemi.
Il salvadanaio ribalta la sequenza: si comincia prima che il problema si presenti, ed è educazione finanziaria vera, quella che si fa versando e non (solo) spiegando. Restano nodi seri: chi gestisce, con quali costi, con quale garanzia, con quale copertura in manovra, e sarebbe un errore scioglierli a porte chiuse, senza un confronto preliminare con le parti in causa, neonati esclusi. Sarà un mattone in più per la prossima campagna elettorale.
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Contribuenti in fasce col salvadanaio previdenziale, ma è la cosa giusta
Di Sergio Luciano |
Pubblicato il 8 Settembre 2026
