L’intelligenza artificiale non è più solo una rivoluzione tecnologica. Sta diventando una grandezza macroeconomica, capace di produrre valori che fino a pochi anni fa appartenevano quasi esclusivamente ai bilanci degli Stati. La corsa di Nvidia ne è la rappresentazione più evidente: dopo aver guadagnato oltre 440 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta, il gruppo dei chip per l’AI è arrivato a capitalizzare 5.517 miliardi di dollari. Una dimensione superiore al Pil annuale della Germania e pari a circa una volta e mezzo il debito pubblico italiano. Poi ha rallentato la corsa, ma il valore di Borsa resta sopra i 5.400 miliardi. E ormai sullo sfondo compare una soglia che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata quasi teorica: 6mila miliardi di dollari.
Grandi come intere economie
Il confronto tra capitalizzazione e prodotto interno lordo mette insieme grandezze economicamente differenti – uno stock finanziario da una parte, un flusso annuale di produzione dall’altra – ma aiuta a capire la scala raggiunta dai colossi tecnologici. A New York, Nvidia, Apple, Alphabet, Microsoft, Amazon, Meta, SpaceX e Tesla valevano complessivamente 23.420 miliardi di dollari, circa 420 miliardi più del Pil dell’intera Unione europea stimato dal Fondo monetario internazionale per il 2026. Apple superava l’economia britannica, Alphabet quella francese, mentre Microsoft aveva una capitalizzazione maggiore del Pil italiano. Amazon valeva circa il 39% più dell’economia spagnola, Meta aveva oltrepassato il Pil dei Paesi Bassi e Tesla quello della Svizzera. Nvidia, da sola, arrivava a valere oltre cinque volte l’insieme delle società quotate sul Ftse Mib.
L’accelerazione
A impressionare non è soltanto la dimensione, ma soprattutto la velocità della crescita. Apple, nata nel 1976, impiegò 42 anni per conquistare nell’agosto 2018 il primo trilione di dollari di capitalizzazione; Microsoft ne impiegò 44, raggiungendolo nell’aprile 2019. Nvidia, quotata dal 1999, ha superato i mille miliardi nel maggio 2023, dopo 24 anni di Borsa. Da quel momento la progressione ha cambiato ritmo: circa nove mesi per raggiungere i 2mila miliardi e altri quattro per arrivare a 3mila nel giugno 2024. Nel luglio 2025 è stata superata quota 4mila miliardi e tre mesi dopo è caduta anche la barriera dei 5mila miliardi.
Profitti record
Dietro le valutazioni corre una capacità di produrre utili altrettanto eccezionale. Nei 91 giorni compresi tra aprile e giugno, le Magnifiche Sette avrebbero generato complessivamente 317 miliardi di dollari di utili netti, equivalenti a quasi 3,5 miliardi al giorno. Per confronto, gli otto maggiori gruppi petroliferi quotati si sarebbero fermati poco sopra 90 miliardi, mentre le principali banche italiane avrebbero totalizzato 7,6 miliardi. È questa enorme disponibilità finanziaria ad alimentare la nuova corsa agli investimenti: nel 2026 i programmi delle Big Tech legati soprattutto all’intelligenza artificiale dovrebbero avvicinarsi complessivamente agli 800 miliardi di dollari. Una potenza di fuoco che consente contemporaneamente di costruire data center, acquistare chip, sviluppare modelli e remunerare gli azionisti.
Il capitale corre più dei salari
La trasformazione diventa ancora più evidente quando dai mercati si passa alla distribuzione della ricchezza. Secondo le proiezioni del Bureau of Economic Analysis, citate dal Financial Times, nel 2026 i profitti ante imposte delle imprese americane dovrebbero raggiungere 4.827 miliardi di dollari, pari a circa il 18% del reddito nazionale. Parallelamente, nel secondo trimestre la quota della ricchezza prodotta negli Stati Uniti destinata ai salari sarebbe scesa al 52,9%, indicata come il livello più basso dal 1947. È anche il risultato di un’economia nella quale le aziende dominanti hanno bisogno di molti meno lavoratori: negli anni Cinquanta General Motors impiegava circa 600mila persone, mentre Nvidia oggi ne conta poco più di 40mila. Nel trimestre citato, il gruppo avrebbe prodotto circa 96 miliardi di ricavi trasformandone oltre il 60% in profitto. Se AI e robotica aumenteranno ulteriormente la produttività sostituendo una parte delle attività umane, il nodo decisivo non sarà più soltanto quanta ricchezza la tecnologia sarà in grado di creare, ma come verrà distribuita tra capitale e lavoro.
