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PMI italiane, tra spinta all’export e nuove esigenze di liquidità
Di Redazione |
Pubblicato il 30 Giugno 2026
Andrea Berna (Banca Ifis): «Le PMI italiane generano il 63% del Pil e oltre il 75% dell’occupazione nazionale. Oggi la sfida è investire di più, rafforzare la presenza all’estero e costruire una maggiore solidità finanziaria, con un approccio meno prudente»

Negli ultimi mesi, tra rincari energetici, tensioni nelle supply chain, incognite sull’export e un consolidamento bancario che riduce gli interlocutori finanziari, il quadro per le imprese italiane si è progressivamente complicato. Eppure, il tessuto produttivo nazionale continua a reagire, mostrando resilienza e capacità di adattamento, come conferma Andrea Berna, Responsabile Commercial Banking di Banca Ifis, banca veneta specializzata nel credito alle imprese.

Il quadro economico continua a essere incerto. Dal vostro punto di vista, quale banca specializzata per le imprese, che segnali arrivano oggi dalle PMI italiane?

Ci troviamo in una fase in cui diversi fattori incidono in modo diretto sulle scelte di investimento e sulla configurazione delle filiere produttive. Nonostante ciò, i segnali che registriamo sono nel complesso positivi. Il sistema italiano delle imprese si è forgiato negli ultimi anni e oggi mostra una propensione agli investimenti, soprattutto in innovazione e digitalizzazione, finalizzati a migliorare efficienza e competitività. È un segnale che, anche in una fase di crisi, fa ben sperare per il sistema Paese.

Uno dei maggiori dubbi riguarda oggi l’export. Rilevate problemi per le nostre imprese?

Nonostante l’instabilità, le imprese continuano a esportare, e non solo le grandi. Oltre il 50% dell’export italiano è generato proprio dalle PMI, sia direttamente che in pool o in filiere con imprese più grandi. Questo dimostra una capacità di stare nelle catene del valore globali che resta uno dei punti di forza del nostro sistema produttivo. Per accompagnare questo percorso, stiamo lavorando a soluzioni finanziarie di sostegno alla liquidità per l’espansione internazionale dei business.

 

Andrea Berna, Responsabile Commercial Banking di Banca Ifis

 

Oltre a questo, quali sono oggi le principali esigenze delle imprese nei confronti del sistema bancario?

Oggi la domanda di credito è sempre più qualificata e orientata allo sviluppo. Le imprese cercano soluzioni per gestire il capitale circolante e compensare tensioni dovute a costi più elevati e tempi di incasso più lunghi. Il factoring, ad esempio, è uno strumento particolarmente adatto in un contesto globalizzato perché nasce per supportare le filiere produttive e incorpora servizi che alleggeriscono la gestione amministrativa e riducono il rischio di credito, soprattutto quando le imprese si affacciano su nuovi mercati. Allo stesso tempo, leasing e noleggio facilitano gli investimenti in tecnologie senza appesantire la struttura finanziaria. A questo si affianca l’esigenza di assetti organizzativi più snelli e capaci di decisioni rapide.

In chiusura, la nuova tornata di risiko bancario a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane potrebbe influire anche sul credito alle imprese?

Il consolidamento è un passaggio naturale, perché rafforza gli istituti e li rende più competitivi a livello internazionale. Nel breve, però, può tradursi in una minore disponibilità di credito e criteri più selettivi. Anche Banca Ifis lo scorso anno è stata tra i protagonisti del risiko, acquisendo illimity Bank, e oggi si propone sul mercato come operatore specializzato ancora più completo nel sostegno all’economia reale. In Italia l’economia reale è sostenuta da PMI familiari che hanno un forte bisogno di credito e di interlocutori focalizzati nel dare risposte tagliate su misura per le loro esigenze.