Vanno bene le mega offerte pubbliche delle società del futuro. Vanno bene gli aumenti degli utili delle aziende. E vanno bene i record di Wall Street. Ma Il Pil degli Stati Uniti non è tutto lì. Anzi, dipende dai consumi privati per circa il 68%, rendendo la spesa delle famiglie il principale motore di crescita dell’economia americana. Gli investimenti privati valgono il 18% del PIl e sono cresciuti del 6,4% nel primo trimestre del 2026, mentre, nello stesso periodo, i consumi sono aumentati dell’1,4%.
Non solo. Il debito delle famiglie americane ha raggiunto il massimo storico di 18.800 miliardi di dollari, spinto principalmente da mutui e prestiti auto., mentre si registra un allarmante aumento dei ritardi nei pagamenti e delle insolvenze. Il tasso di risparmio personale è sceso al 2,6% ad aprile rispetto al 4,9% di un anno prima ed
è il più basso dal 2008, mentre anche il reddito personale disponibile è diminuito a causa dell’aumento della spesa delle famiglie per le bollette.
La corsa
Insomma l’economia americana e, di conseguenza, i listini di Wall Street continuano ad avanzare, ma stanno camminando su un filo sempre più sottile. «Se la bolla dell’intelligenza artificiale dovesse scoppiare, i consumatori e le aziende che rappresentano il 90% dell’economia statunitense non sarebbero in grado di colmare il vuoto, mentre il consumatore statunitense mostra segnali crescenti di fragilità che potrebbero amplificare la prossima correzione dei mercati» spiega Matt Rowe, managing director solutions di Man Group.
Dieci galloni
Rowe mette in fila i numeri: «Secondo Walmart, che è ancora il più grande gruppo della grande distribuzione degli Stati Uniti, il cliente medio ora fa il pieno con meno di 10 galloni di carburante alla volta, segnale di una tensione sui bilanci familiari che l’azienda ha dichiarato di non vedere dal 2022. Walmart ha anche detto che dovrà assorbire 175 milioni di dollari di maggiori costi del carburante nella sua attività di distribuzione e logistica nel primo trimestre. Anche Costco ha segnalato un’elevata sensibilità dei consumatori ai prezzi, con i soci che per la prima volta utilizzano le sue stazioni di servizio».
La dipendenza
L’economia americana appare in ottima forma ma non è tutto oro quello che luccica. La crescita nel primo trimestre 2026 è stata dell’1,6% e il tasso di disoccupazione si è stabilizzato intorno al 4,3% anche se la percentuale di partecipazione alla forza lavoro è sceso al 61,9%. Ma a trainare la crescita ci sono soprattutto gli investimenti fissi delle imprese (principalmente in tecnologia, software e attrezzature legate al boom dell’Intelligenza Artificiale), balzati al +10,1% nel primo trimestre, e il 10% più ricco delle famiglie statunitensi (con guadagni annui di oltre 250.000 dollari) è responsabile di circa il 50% dei consumi totali privati degli Stati Uniti. «Sappiamo da tempo» aggiunge Rowe «che molti di questi dati sono alimentati da una ristretta cerchia di famiglie benestanti e da circa 10 titoli tecnologici a grande capitalizzazione, il che rende l’economia e il mercato azionario eccessivamente dipendenti da un basso numero di soggetti. Finché quella fetta di popolazione continuerà a spendere grazie ai ritorni dai propri investimenti, il dato complessivo rimarrà robusto quasi indipendentemente da quello che accade al restante 90%. Se smettessero di spendere, potremmo trovarci in guai ancora più seri».
Gli investimenti
Tirare le conclusioni di queste considerazioni è facile. Prudenza e massima diversificazione negli investimenti: «La maggior parte dei portafogli ha investito una quota eccessiva di risorse nel paniere statunitense» conclude Rowe «il che li lascia esposti a un gruppo molto ristretto di consumatori benestanti. Si tratterebbe di spostare attivamente il capitale verso i mercati sviluppati globali, dove le valutazioni potrebbero offrire un cuscinetto migliore. La sovraperformance a lungo termine dipende spesso dall’integrazione di questo tipo di protezione dal ribasso, tramite una diversificazione attiva, prima che il cambiamento più ampio del mercato prenda piede».
