Nonostante la continua ricerca di opportunità nel reddito fisso da parte degli investitori, in questo momento solo un ristretto gruppo di enti sovrani e istituzioni internazionali, tra cui la Banca Europea per gli Investimenti (Bei), è caratterizzato dal rating tripla A, che indica il massimo grado di affidabilità creditizia e il minor rischio di insolvenza. Sottoscrivere strumenti emessi da enti o società caratterizzati da questo giudizio, assegnato da agenzie come Standard & Poor’s e Moody’s, non significa tuttavia aver eliminato qualunque fonte di rischio, come ci spiega Marina Maghelli del Cda di Efpa Italia, una delle associate di Efpa Europe. «Quando si valuta l’acquisto o meno di obbligazioni con rating tripla AAA (AAA/Aaa), bisognerebbe comunque rispettare le regole che dovrebbero accompagnare ogni tipologia di investimento, valutare quindi se tali strumenti siano adeguati al proprio profilo di rischio e utili al raggiungimento dei propri obiettivi. Il fatto che tali obbligazioni siano emesse da un emittente “sicuro”, e quindi capace di restituire il capitale alla scadenza e pagare regolarmente gli interessi, non significa che siano del tutto prive di rischi».
Tra i fattori di rischio da considerare, vi sono infatti quelli legati all’andamento degli altri elementi che caratterizzano il bond tra cui la valuta in cui è emesso.
«Se si acquistano obbligazioni in valuta diversa dall’euro, le fluttuazioni dei tassi di cambio possono far oscillare il valore dell’investimento. È il caso, ad esempio, dei bond emessi dalla Bei: nonostante l’emittente sia caratterizzato da una tripla A, il rischio di un deprezzamento della valuta, in cui il bond è emesso, è spesso tutt’altro che remoto. Questi bond offrono tassi cedolari nominali molto elevati (anche superiori al 10%-25%) per compensare il rischio di svalutazione della valuta rispetto all’Euro. Infatti, se la valuta si deprezza, il valore in euro del capitale rimborsato potrebbe essere anche inferiore a quello investito. Vi è poi un rischio tasso: se i tassi di interesse salgono, il prezzo delle obbligazioni a tasso fisso sul mercato secondario scende. Questo rischio è particolarmente rilevante per le obbligazioni con scadenze molto lunghe perché, nel caso in cui non si detenga lo strumento fino alla scadenza e lo si voglia liquidare prima, occorre essere disposti ad affrontare eventuali perdite in conto capitale».

Marina Maghelli, componente del Cda di Efpa Italia
Occorre poi tener conto del rischio inflazione. «Se il rendimento è inferiore al tasso di inflazione, si perderà sicuramente potere d’acquisto nel corso del tempo», sottolinea Maghelli. «L’inserimento nel portafoglio di questi titoli non può quindi prescindere dal fatto che l’investitore comprenda a fondo le caratteristiche specifiche dell’obbligazione (ad esempio, scadenza, struttura delle cedole e valuta di denominazione) e dall’aver prima effettuato una pianificazione finanziaria con l’aiuto del proprio consulente».
