Gli investitori continuano ad accumulare azioni a un ritmo frenetico, ma secondo un particolare parametro i titoli azionari appaiono oggi poco attraenti, quanto lo erano dopo il crollo della bolla delle dot-com. Questo parametro è l’equity risk premium (il premio per il rischio azionario), definito come il divario tra il rendimento degli utili dello S&P 500 e il rendimento dei titoli del Tesoro americano a 10 anni. Nelle ultime settimane questo divario è quasi scomparso, toccando i minimi storici dall’inizio del nuovo millennio. In parole povere, il rendimento atteso dalle azioni è ormai solo leggermente superiore a quello garantito dai titoli di Stato, considerati sicuri.
La differenza tra il rendimento degli utili dello S&P 500 e quello dei bond mostra quanto gli investitori sono compensati per il rischio aggiuntivo che si assumono acquistando azioni. L’idea di fondo è che, a lungo termine, le azioni debbano promettere un rendimento decisamente maggiore rispetto ai titoli di Stato, che, invece, assicurano un rendimento più basso ma certo, senza la necessità di esporsi alla volatilità del mercato azionario. La causa principale è il crollo globale dei mercati obbligazionari alimentato dai timori sull’inflazione, che ha spinto al rialzo i rendimenti del Treasury decennale americano che è salito al 4,57% rispetto al 3,96% di fine febbraio.
Alcuni analisti, però, minimizzano l’importanza di questo indicatore, sostenendo che non sia del tutto corretto confrontare il rendimento fisso di un’obbligazione con il potenziale di crescita illimitato degli utili aziendali. Tuttavia, in passato, questo rapporto si è sempre rivelato una guida utile sul lungo periodo.
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L’equity risk premium sta scomparendo
Il divario tra il rendimento degli utili delle azioni dello S&P 500 e il rendimento dei Tbond si è ridotto ai minimi storici
