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Le grandi Ipo tecnologiche stanno sconvolgendo gli indici di Wall Street
Di Redazione |
Pubblicato il 16 Giugno 2026
Per far posto a SpaceX, Anthropic e ChatGpt, sono cambiate le regole del Nasdaq e cambieranno quelle dello S&P mentre i gestori di fondi passivi devono rivoluzionare i portafogli

Se si vendono i titoli tecnologici la colpa è anche loro. Le ormai mitiche tre Ipo che sono arrivate o arriveranno sul mercato da qui a fine anno, SpaceX, Anthropic e ChatGpt, stanno dando uno scossone ai mercati anche per motivi prettamente tecnici. Per fargli posto sono cambiate, in gran fretta, le regole del Nasdaq e stanno cambiando quelle dello S&P perché nessuna delle tre con quelle vecchie avrebbe potuto trovare spazio sui listini. La prima regola è quella del flottante: prima bisogna mettere sul mercato almeno il 10% del capitale, ma SpaceX arriva sul mercato con solo il 4%. «A partire dal 1° maggio, il Nasdaq ha eliminato il requisito minimo del 10% di free float» conferma Wolf von Rotberg, equity strategist di J. Safra Sarasin che aggiunge: «Inoltre un meccanismo di “Fast Entry” consente alle società la cui capitalizzazione di mercato si colloca tra le prime 40 del Nasdaq 100 di essere aggiunte (all’indice, ndr) dopo soli 15 giorni di negoziazione dalla loro Ipo. In precedenza, il periodo di maturazione era di 12 mesi, un lasso di tempo considerato adeguato per la determinazione del prezzo. Anche le regole di inclusione nell’indice S&P 500 sono in fase di revisione. Le modifiche potrebbero includere una deroga al requisito degli utili, che rappresenta un ostacolo per tutte e tre le società, dato che sono ancora in perdita».
Sono cambiate anche le regole sulla ponderazione, ovvero il peso del titolo sull’indice: le società con un flottante ridotto possono ora essere ponderate fino a tre volte il loro flottante effettivo, una svolta rispetto all’attuale metodologia di ponderazione basata sulla capitalizzazione di mercato. «SpaceX che mette in circolazione il 4% della sua capitalizzazione di mercato» continua von Rotberg «riceverà una ponderazione nell’indice pari al 12% della sua capitalizzazione di mercato. Ciò è destinato a creare un notevole squilibrio tra domanda e offerta a causa degli acquisti forzati da parte dei fondi passivi che replicano gli indici in cui è inclusa SpaceX. Gli acquisti passivi forzati potrebbero quindi avere un impatto significativo sui prezzi nel breve termine, che potrebbe essere amplificato dal notevole interesse da parte della comunità degli investitori retail». Insomma c’è da scommettere che nel primo mese le azioni di SpaceX andranno a ruba e per fargli spazio nei portafogli vengono o saranno venduti altri titoli tecnologici.
«L’impatto più immediato delle Ipo» conclude von Rotberg «si avrà sulle valutazioni degli indici. Queste società entreranno negli indici posizionandosi nella fascia alta della classifica dei multipli. Dato che non generano utili, le abbiamo confrontate con i rapporti prezzo/fatturato delle attuali società che compongono il Nasdaq 100 e tutte e tre rientrerebbero tra i dieci rapporti prezzo/vendite più elevati dell’indice. Questo ci porta a una conclusione: le tre prossime IPO sono diverse da qualsiasi altro caso precedente e il fatto che siano ancora in perdita e si basino su ipotesi di crescita eccezionali le rende non meno vulnerabili alle battute d’arresto rispetto alle società meno mature. Mentre l’inclusione “Fast Entry” in una serie di indici indebolisce la qualità dell’indice e potrebbe portare a una maggiore volatilità».
Franco Oppedisano