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Meno azioni Usa nei portafogli europei
Di Redazione |
Pubblicato il 9 Giugno 2026
Per assorbire meglio un eventuale shock di mercato i gestori hanno ridotto il peso dei titoli azionari, specie americani

L’incertezza non ha congelato le scelte degli investitori europei, ma le ha rese più selettive. I portafogli stanno cambiando pelle: meno azionario, più strategie flessibili, maggiore attenzione alla gestione del rischio. È il quadro che emerge dall’ultimo report Portfolio Portrait del team Portfolio Construction and Strategy di Janus Henderson, basato sull’analisi di 111 portafogli modello europei nel semestre settembre 2025-febbraio 2026.
Il portafoglio moderato medio mostra una rotazione evidente: per tentare di costruire portafogli capaci di assorbire meglio gli shock di mercato, la componente azionaria scende da circa il 53% al 46,8%, mentre le strategie multi-asset salgono dal 14,6% al 19,3%. Il reddito fisso resta stabile intorno al 32%, mentre gli alternativi avanzano lievemente all’1,8%. La revisione non riguarda solo il peso delle azioni, ma anche la loro geografia. L’esposizione agli Stati Uniti cala dal 50% al 43%, mentre cresce l’interesse verso mercati emergenti e altre aree sviluppate globali, arrivate complessivamente intorno al 28%. Il tecnologico rimane il settore più presente, ma anche il più sottopesato rispetto ai benchmark, con uno scarto del 5,17%. Al contrario, industriali, materiali di base e healthcare risultano tra le aree più sovrappesate.
Nel reddito fisso emerge una gestione più prudente del rischio tasso. La duration media scende da 3,38 a 2,32 anni, mentre il rendimento a scadenza sale dal 3,55% al 4,00%. I titoli di Stato arretrano al 17,3%, le obbligazioni corporate scendono al 38,7%, mentre liquidità e strumenti di mercato monetario salgono al 31,5%. Gli investitori, insomma, cercano rendimento, ma senza esporsi eccessivamente alla volatilità delle scadenze più lunghe.