“Nelle fasi di incertezza, il bravo gestore fa la differenza: e sa difendere e anche far fruttare al meglio i patrimoni che gestisce”: un riconoscimento non scontato quello che Luigi Conte, il presidente dell’Anasf, fa alla categoria dei gestori patrimoniali essendo lui il leader della categoria dei consulenti finanziari, ossia quei professionisti che servono, in Italia, quasi sei milioni di clienti, la parte più consapevole del pubblico che punta sui prodotti di risparmio gestito e non solo amministrato.

Luigi Conte, presidente di Anasf, Associazione nazionale consulenti finanziari
Conte, alla vigilia del Salone del Risparmio di Milano organizzato da Assogestioni (l’associazione delle società di gestione finanziaria) analizza, per questo giornale, la situazione inedita dei mercati – relativamente positivi pur a fronte di tanta turbolenza. Un andamento distinto però dalla caduta delle gestioni passive (Etf) – che costano pochissimo ma investono appunto passivamente negli indici di Borsa, riflettendone l’andamento senza differenziarsene – e il miglior andamento delle gestioni attive, che appunto sanno scegliere, o dovrebbero saperlo fare.
Presidente Conte, in questa fase gli ETF hanno sofferto più dei fondi a gestione attiva. Una sorpresa?
Non è una sorpresa, è l’espressione naturale di due modelli di approccio al mercato che sono complementari ma profondamente diversi. Da un lato i prodotti passivi, che replicano gli indici in maniera coordinata e corretta: se l’indice scende, scende anche il prodotto, e viceversa. Dall’altro i fondi a gestione attiva, dove al contrario i team gestionali, con strumenti e infrastrutture adeguate, dovrebbero generare un differenziale positivo gestendo nel miglior modo possibile i panieri di titoli, a fronte di costi sostenibili e possibilmente inferiori al valore creato. È normale, allora, che in queste fasi i fondi indice abbiano riflesso in pieno il calo, mentre la gestione attiva può creare valore – e a volte l’ìha fatto – o distruggerlo, se mal condotta. Nelle fasi di grande incertezza il bravo gestore fa la differenza proprio perché è razionale, non emotivo: costruisce valore quando altri lo bruciano per pancia. Come diceva Buffett, quando si ritira la marea si vede chi nuota senza costume.
Comunque i mercati tengono. Come si spiega?
C’è una maturazione di fondo. I mercati distinguono ormai con maggiore lucidità il rischio di breve da quello di lungo periodo: la volatilità di breve viene letta anche come opportunità. Le reazioni non sono più orientate ad anticipare un ipotetico crollo per crollare insieme agli altri, ma a controllare ciò che accade e a regolarsi di conseguenza. Se la volatilità diventa opportunità, viene meno la necessità del crollo: l’attività speculativa che un tempo si esercitava attraverso ribassi e risalite oggi si fa lateralmente, sfruttando la volatilità di lungo nel breve. Conta poi la tecnologia: la gestione un tempo era analogica, lenta, e quella lentezza alimentava tracolli e rimbalzi. Oggi disponiamo di strumenti sofisticati che eseguono in tempi brevissimi e riducono al minimo l’impatto scenografico sui mercati. Infine, è decisivo leggere correttamente come si spostano le risorse finanziarie: non si tratta di bruciare o consolidare, ma di capire verso quali settori, aree geografiche e valute si dirigono i flussi. Energia, trasporti e infrastrutture, in fasi come questa, vivono volatilità importanti che diventano altrettante occasioni.
Guardare al mondo conta più che mai, allora, per chi gestisce i risparmi?
È sempre stato vero: nessuna economia è autoreferenziale, nemmeno quella statunitense, e il mondo si è sempre mosso secondo logiche interattive. Oggi però siamo passati dalla spinta della globalizzazione a quella della geopolitica. Prima il fenomeno era la globalizzazione stessa, una sequenza di eventi che generava determinati equilibri; oggi il fenomeno è proprio l’intervento su quegli equilibri. Tutto avviene attraverso processi geopolitici rapidi, spesso inattesi: paradossalmente, a fronte di una globalizzazione dei mercati abbiamo una frammentazione politica ed economica che ha compromesso la stabilità finanziaria globale. La conseguenza è uno slittamento dei flussi: il rendimento non si ottiene più semplicemente gestendo risorse su mercati in crescita, ma attraverso azioni geopolitiche che spostano i capitali in giro per il mondo. Un cambio di prospettiva, che sostiene la consulenza nel suo ruolo: nessuna scelta d’investimento può prescindere oggi da una visione internazionale.